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Ancora molti sono i pregiudizi sul dolore, sul suo trattamento e sull’opportunità di doverlo valutare e quantificare, specie in ambito geriatrico: la letteratura scientifica è concorde sul come siano proprio le persone anziane quelle che ricevono le minori attenzioni su tale sintomo, soffrendo spesso inutilmente. Il consumo di oppioidi, inoltre, risulta in Italia ancora molto ridotto, talora limitato a poche e specifiche patologie, risultando, inoltre, quasi sempre assente nel trattamento dei Pazienti ultra-ottantacinquenni, specie se istituzionalizzati. Come noto il dolore è un “sintomo soggettivo”, forse l’unico ad essere tale, ed uno dei più frequenti errori fatti in fase di valutazione e trattamento, è proprio quello di interpretare il dolore altrui quantificandolo sulla base della propria esperienza.
Ritornando al dolore nell’Anziano, mai come in questa categoria di soggetti risulta particolarmente valida l’osservazione di Cicely Saunders di come il dolore (specie quello oncologico) sia in realtà costituito da più componenti (sorgente somatica – ansia – depressione – personalità del Paziente – ambiente – famiglia – equipe curante ecc.), risultando simile ad una ameba, che può, con il tempo, modificare qualità e quantità delle proprie componenti. E’ questo il concetto di “dolore totale”, al quale dovrà ispirarsi nell’approccio al dolore ogni Operatore Sanitario, specie quello operante in ambito geriatrico.
Nell’ambito di un corretto (e sempre auspicabile) assessment globale e nella sempre più frequente visione “olistica” del Paziente Geriatrico, assume notevole rilevanza la valutazione, quali e quantitativa, del dolore, ai fini di un migliore approccio terapeutico, valutando sia la componente fisica sia il distress emotivo sia l’impairment funzionale.
La Valutazione del Dolore comporta Criteri Qualitativi e Criteri Quantitativi, tenendo conto come siano condizioni di comune riscontro nel paziente anziano con dolore:
D’altro canto la persistenza del dolore nell’anziano può risultare tale da determinare una nuova Malattia (il Dolore Cronico), che può a sua volta determinare:
Fotografia personale G.C. Giuliani
Il Dolore Cronico: in Italia è 1 cittadino su quattro a soffrirne, il che significa circa 15 milioni di persone. In media, i sofferenti vivono con un dolore cronico per 7,7 anni e quasi un quinto dei soggetti sofferenti vive con il dolore per oltre 20 anni. Tale patologia è un problema molto diffuso anche tra gli Anziani, soprattutto tra quelli istituzionalizzati, avendo alcuni studi rilevato come nelle strutture assistenziali la prevalenza del dolore supera l’80% mentre al domicilio tra il 25 ed il 50% dei Pazienti cognitivamente integri proverebbero dolore.
La valutazione del dolore è uno degli aspetti più delicati; deve basarsi su due attori principali: il paziente che riferisce ed il medico, l’infermiere, il familiare che ascolta ed interviene.
L’anamnesi deve essere soggettiva e servire da riferimento, oltre a misurare il dolore attuale, valutare il ricordo del passato e l’ansia dell’atteso.
La raccolta di informazioni oltre che sull’uso delle scale, deve fondarsi sul colloquio approfondito. Anche la valutazione del Dolore in ambito geriatrico deve essere multidimensionale, ovvero dovrà considerare gli aspetti Fisiologici, Psicologici, Sociali, Funzionali, Comportamentali, Cognitivi ed anche Economici.
Personali osservazioni, recentemente pubblicate (GC Giuliani, L Palazzi, A Grasso: Elementi Predittivi Aspecifici del Dolore Cronico in Geriatria: Considerazioni generali ed analisi di 2500 Pazienti Ricoverati in una Medicina LungoDegenza – Med. Contemp 29(1): 5-15, 2012) avrebbero evidenziato come i Pazienti con algie trattate farmacologicamente presentino peculiarità psico-fisiche e di autonomia differenti rispetto a quelli senza Dolore, quasi a definire una nuova Sindrome che colpisce i Pazienti trattati farmacologicamente, quella del “Dolore Cronico”. In particolare i Pazienti con Dolore trattato hanno presentato (rispetto ai non trattati) età inferiore, prevalenza femminile, maggior durata del ricovero e maggior mortalità, maggior incidenza di neoplasie, un maggior numero di patologie e di depressione dell’umore, abitando prevalentemente da soli, risultando meno dotati di caregivers coinvolti, ed apparendo meno deteriorati sul piano cognitivo. All’ingresso gli stessi presentano un minore rischio per LDD ma sono in grado di miglioralo meno significativamente, sono meno autonomi nelle ADL ma sono in grado di recuperare maggiormente, presentano un Punteggio peggiore alla CIRS e lo migliorano meno, presentano minori percentuali di recupero all’autosufficienza, non presentano differenze nella % di Lesioni da pressione all’ingresso e nella disfagia ma una maggiore incidenza di nuove Lesioni e di cadute nel corso della degenza. Meno cateterizzati rispetto a quelli non trattati per dolore, i Pazienti con dolore trattato impiegano però più tempo nel vedere risolta la cateterizzazione stessa. Sul piano laboratoristico si segnalano minore tasso di Emoglobina ed uguale % di Linfociti. Relativamente alle patologie dolorose trattate, sarebbero quelle ortopediche ed osteo-artrosiche e non quelle oncologiche ad essere le più coinvolte, utilizzando anch’esse farmaci classificabili come oppioidi e non i FANS.
Il dolore è variamente classificabile, tanto che alcuni Autori hanno proposto l’acronimo “PQRST” per definire tutti i parametri con i quali dovrebbe essere, in ogni caso di sua presenza, descritto e classificato. In particolare si tratta di:
P (Palliative – Provocative): individuare ed indicare quali siano i fattori che determinino un peggioramento od un miglioramento del sintomo.
Q (Quality): cioè quali caratteristiche sensoriali possieda, compreso tra
R (Radiation): la zona di irradiazione, che può, nel caso del dolore neuropatico, seguire il percorso di un nervo (dolore irradiato), oppure essere un dolore viscerale riferito ad un’area cutanea (dolore riferito).
S (Severity): indica l’intensità e la gravità del dolore.
T (Time): indica la durata e le variazioni nel tempo e a tal riguardo si riconoscono:
Particolarmente importante risulta, specie per i risvolti terapeutici che essa assume, è la classificazione del dolore basata sulla sua Qualità, ricordando le 2 categorie principali sopra citate (vedere schema sottostante):
| Categoria | Caratteristiche | Esempi | Risposta agli oppioidi |
|---|---|---|---|
| Nocicettivo Somatico | Sordo, urente, pulsante, lacerante. Ben localizzato. |
Dolore osseo. Dolore da incisione. Dolore miofasciale e muscolo scheletrico. |
Eccellente |
| Nocicettivo Viscerale | Origina da noxa a organi innervati dal sistema simpatico. Causato da infiltrazione, compressione, distensione o stiramento di organi toracici\addominali. Poco localizzato, profondo, “che tira”, comprimente o pressorio. Quando acuto può essere di tipo colico e associato a sintomi legai a stimolazione del sistema autonomo (nausea, vomito, sudorazione, tachicardia). Spesso riferito a siti cutanei lontani dalla lesione (ad esempio dolore alla spalla di origine epatica). |
Occlusione intestinale. Stiramento della capsula epatica. Invasione neoplastica delle superfici parietali. Perforazione di un organo cavo. |
Buona |
| Neuropatico | Risulta da noxa al sistema nervoso periferico e\o centrale, per compressione neoplastica, o infiltrazione, o danno da chirurgia, radioterapia o chemioterapia. Dolore bruciante superficiale, pungente, talvolta con sovrapposizione di dolore lancinante, a scossa elettrica. Spesso associato ad alterazioni sensoriali. Potrebbe essere associato ad atrofia muscolare, modifiche nel sistema autonomi ed alterazioni trofiche della cute. |
Plessopatia brachiale\lombo-sacrale. Nevralgia post-erpetica. Neuropatia da farmaci. Neuropatia diabetica. |
Potrebbe essere inadeguata |
Da: A. Waller – N.L. Caroline “Manuale di Cure Palliative nel cancro”
CIS Editore – Milano 2003
Un ulteriore aiuto mnemonico ci viene offerto dall’acronimo “BODIES”, che ci ricorda le cose da non trascurare nella valutazione del dolore nell’Anziano con deterioramento cognitivo, ove il dolore si manifesta soprattutto o solo con sintomi vocali, posturali, motori e mimici, necessitando per tali motivi una maggiore frequenza di osservazione. Tale aiuto mnemonico è composto da:
B (Behaviour), vale a dire i cambiamenti comportamentali
O (Often), vale a dire quante volte o quanto spesso
D (Duration), vale a dire quanto dura
I (Intensity), vale a dire quanto è intenso
E (Effectiveness), vale a dire l’efficacia del trattamento
S (Star-Stop), vale a dire la postura o l’azione che innesca o fa cessare il dolore
La valutazione clinica del dolore risulta fondamentale sia per decidere l’approccio diagnostico che per definire quello terapeutico. A tal fine vengono utilizzate delle Scale di Valutazione, generalmente classificabili in: Scale di Intensità, Scale di Sollievo e Questionari Multidimensionali. La concordanza tra l’espressione verbale e la classificazione che si attribuisce mediante le scale di valutazione standard, declina in modo evidente in funzione dell’età; i limiti sono ancora più evidenti nel paziente demente.
Valutiamo quindi inizialmente le Scale di Valutazione utilizzate nell’Anziano privo di un significativo deterioramento cognitivo, tale da inficiare l’attendibilità delle Scale stesse.
Le Scale di Intensità si basano su valutazioni analogico visive, su scale numeriche o su scale verbali.
Le Scale di Sollievo sono Scale graduate, da 0 a 100 o simili a quelle precedentemente segnalate, e vengono utilizzate per la valutazione dell’efficacia della terapia, ma solo nei primi periodi, in quanto alla lunga risulterebbero influenzabili da altri fattori associati al dolore, tipo la depressione.
Essendo il dolore un’esperienza soggettiva e multidimensionale, può risultare particolarmente utile valutarlo tramite Questionari a più dimensioni, riconducibili a livello cognitivo, affettivo, interferenza con le attività di vita quotidiana ecc. Tra i più conosciuti segnaliamo: il McGill Pain Questionnaire (MPQ), il Brief Pain Inventory (BPI) e la Memorial Pain Assessment Card (MPAC). Alcune di questi Questionari risultano già tradotte, validate ed utilizzate in ambito clinico italiano.
Quale dei test prima descritti può essere utilizzato con i Pazienti Anziani affetti da deterioramento cognitivo?
Probabilmente, a parte la Scala delle faccine”, nessuno, in quanto in tali Pazienti insorgono importanti problematiche di somministrazione. Devono quindi essere utilizzate scale che si basino su parametri probabilmente non più soggettivi ma specifici. “Nei pazienti con decadimento cognitivo la valutazione della presenza e delle possibili cause di dolore è affidata all’osservazione degli operatori: spesso un’agitazione improvvisa o un comportamento insolito possono rappresentare la modalità con cui il paziente cerca di comunicare la propria sofferenza. Rimane estremamente difficile in questi pazienti misurare l’intensità del dolore, dolore che provoca frequentemente “confusione” associata ad apatia o a disturbi comportamentali di tipo positivo, come agitazione, deliri, allucinazioni, insonnia. In queste condizioni, è difficile avere la collaborazione del paziente e ottenere delle risposte utili, anche usufruendo delle scale proposte in letteratura che sfruttano le capacità percettive dei pazienti”. – [Ermellina Zanetti – AIOCC].
Il dolore è un’esperienza e di conseguenza la valutazione del dolore di un paziente dipende dalla sua espressa comunicazione sia verbale che comportamentale. Un aspetto particolare è pertanto rappresentato dal paziente demente: cosa vuol dire dolore in chi non ne ha una memoria passata e come lo esprime. Nonostante demenza e dolore cronico siano molto frequenti in età geriatrica, non si hanno dati sufficienti in letteratura sulla prevalenza, definizione e management del dolore nei dementi. Ci si può chiedere:
Varie ricerche hanno evidenziato che negli anziani le aree somatico-sensitive sono preservate per cui non vi dovrebbero essere difficoltà a percepire stimoli acuti dolorosi, ma la degenerazione a livello di altre strutture encefaliche (come quelle coinvolte nell’Alzheimer), compromette il funzionamento cognitivo-emotivo. Inoltre la difficoltà nel ricordare e riferire rende difficile la comunicazione del dolore nel soggetto demente. Tuttavia il dolore nei pazienti dementi è sottostimato soprattutto perché non riferito. Infatti studi rivelano che più è alto il decadimento cognitivo, minore è la prevalenza del dolore. Questo può dipendere anche dal fatto che le aree cerebrali coinvolte nella componente affettiva del dolore sono spesso colpite nelle demenze.
Poiché il dolore nei pazienti con demenza è sottostimato, proprio con loro nella clinica è necessario porre una maggior attenzione per fare una corretta diagnosi. Il dolore è un’esperienza, e quindi la sua valutazione dipende dalla espressa comunicazione sia verbale che comportamentale del soggetto.
Le principali difficoltà che si incontra è data dal deficit di espressione verbale e della caduta della capacità di comunicare e di avere a disposizione le parole per dirlo. Pertanto nella valutazione del dolore in questi pazienti è necessario sostituire tale modalità espressiva con altre altrettanto significative: ad esempio la presenza di un familiare attento può essere indispensabile per registrare tutte le manifestazioni che siano potenziali indicatori di dolore fisico, indicatori non verbali quali possono essere l’espressione del volto, atteggiamento motori generali. Il dolore va inteso come espressione del disagio della persona, ovvero come campanello d’allarme. Pertanto con pazienti non più in grado di comunicare con le parole, il dolore non è più un “sintomo”, cioè una manifestazione avvertita soggettivamente, ma diviene un “segno”, una manifestazione oggettivabile da un osservatore esterno, che va quindi ricercato dal parente o dal personale di assistenza.
Nel soggetto anziano, inoltre, il dolore assume caratteristiche particolari, riconducibili a:
Accanto al dolore inteso in senso “classico”, nell’anziano è necessario prendere in considerazione quelle situazioni che possono causare una “sensazione dolorosa”, di per sé sufficiente ad aggravare lo stesso dolore presente per patologie organiche. Si tratta di condizioni riconducibili agli “eventi avversi”, dei quali tipici esempi in ambito geriatrico sono: la presenza del catetere vescicale, dell’inattività fisica e delle lesioni da decubito. Si tratta, in generale, di Fattori non solo Predittivi del dolore, ma anche, e soprattutto, Prognostici per il Paziente stesso. “Tali considerazioni sottolineano come, in ambito geriatrico, la nostra attenzione relativamente al sintomo dolore ed al suo trattamento, debba, ancora una volta rivolgersi non solo alla patologia di base ma alla sua comorbilità e, soprattutto, agli aspetti funzionali ed agli eventi avversi presentati dai Pazienti”. [Giuliani – Palazzi]
Scale di Valutazione utilizzate
Distinguiamo innanzitutto le Scale utilizzabili nei Pazienti Dementi non Terminali e quelle utilizzabili nei Pazienti con Demenza Terminale.
Si valutano inoltre le risposte alle seguenti domande (agli Operatori):
….nonché alle domande rivolte al Paziente:
Vengono inoltre rilevate le parole (o i versi) che esprimono dolore, l’irrequietezza, lo sfregamento o il massaggio di una parte dolente, l’espressione del volto, lo stringere una parte dolente ecc., senza dimenticare di riportare su appositi schemi corporei la presenza di dolore e\o lesioni.
La NOPPAIN, finora sperimentata in alcuni Centri del Veneto, è risultata essere uno strumento sensibile e facilmente applicabile nei pazienti con grave decadimento.
A ciascuno di questi comportamenti è attribuito un punteggio basato sull’osservazione del paziente, utilizzando una scala che va da 0 a 2. L’attribuzione del punteggio si basa sulla corrispondenza tra il comportamento del paziente e le descrizioni fornite per ciascun livello dei 5 item. Il punteggio totale così ottenuto può essere interpretato secondo la stessa modalità applicabile per la scala numerica, ovvero un valore 1-3 è considerato indice di dolore lieve, 4–7 dolore moderato, 8-10 dolore grave.
Punteggi uguali o superiori a 5 indicano la presenza di dolore, punteggi inferiori a 5 indicano l’assenza di dolore. Se sono stati rilevati punteggi uguali o superiori a 5 è necessario interpretare i dati per avere maggiori informazioni sulle caratteristiche del dolore Punteggi uguali o superiori a 5 indicano la presenza di dolore, punteggi inferiori a 5 indicano l’assenza di dolore. Se sono stati rilevati punteggi uguali o superiori a 5 è necessario interpretare i dati per avere maggiori informazioni sulle caratteristiche del dolore.
Ogni comportamento viene valutato in base alla: frequenza in 5 minuti di osservazione (1 punto per ogni episodio), intensità (appena percepibile 0 punti, da moderata a forte 1 punto), durata (< 1 minuto 0 punti, > 1 minuto 1 punto). Il punteggio totale va da 0 a 27, dove un punteggio maggiore corrisponde al livello più alto di dolore (Zanetti, 2008). Nell’uso di questa scala risulta complesso il metodo di amministrazione e di punteggio (Herr, 2006).
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