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Preparazione ed Esecuzione Prelievo Ematico

Preparazione del Paziente ed Esecuzione del Prelievo Ematico

Gli Esami di Laboratorio

Vanno eseguiti preferibilmente in “condizioni basali” cioè al mattino dopo un digiuno di 8-12 ore. (Per alcuni esami e necessario un digiuno di almeno 6-8 ore, per altri e raccomandato un digiuno di 12-14 ore.). E’ consentito bere acqua.

I valori normali sono sempre riferiti a Soggetti Normali e NonAnziani il cui prelievo e stato eseguito il mattino.

Principali Indicazioni

Le principali indicazioni alle quali il paziente deve attenersi sono:

  • Eventuale dieta
  • Digiuno più o meno prolungato: un digiuno di almeno 12 ore, e obbligatorio per le seguenti indagini: Glicemia, Colesterolo, Trigliceridi, Sideremia, Acido folico, Vitamina B12, Insulinemia, Acidi biliari, Anticorpi in genere, Acido urico, amilasi ( pancreatica e salivare), ammoniemia, Apolipoproteina A1, Apolipoproteina B, bilirubinemia totale e frazionata, lipasi, osmolarità, peptide C.
  • Anche l’eccessivo digiuno, oltre le 16/24 ore, e da evitare per la conseguente diminuzione della glicemia ed aumento della bilirubinemia. Per la determinazione di Tiroxina libera, triiodoritonina libera evitare cibi a base di tiocianati (senape).
  • Astensione dal consumo dei farmaci e/o prodotti omeopatici: per evitare gli effetti indesiderati dei farmaci, sia in vivo (sui costituenti del sangue o altro liquido biologico) che in vitro (come interferenza chimico-fisica con i metodi di laboratorio), occorre sospendere la somministrazione degli stessi, fatta eccezione per i farmaci salvavita (anticoagulanti, antiaritmici, cardiotonici, antiepilettici, etc.).
  • In particolare, per la valutazione del livello degli ormoni tiroidei in corso di terapia sostitutiva, eseguire il prelievo al mattino prima di assumere la dose giornaliera, salvo diversa indicazione del medico prescrittore.
  • Per il monitoraggio terapeutico di farmaci, eseguire il prelievo prima di assumere la dose successiva (valori minimi), se non altrimenti specificato dal medico richiedente. N.B. = 6-8 ore dopo l’assunzione per la diossina.
  • Astensione dal consumo di sostanze voluttuarie (fumo, caffè, alcool, ecc.): astenersi dal fumo di sigaretta almeno nelle ore che precedono il prelievo: fra gli effetti acuti da segnalare l’aumento del cortisolo e delle catecolammine (effetto della nicotina), l’aumento del granulociti e dei monociti e la diminuzione degli eosinofili; l’aumento di acidi grassi, glicerolo libero e aldosterone; il fumatore cronico metabolizza alcuni farmaci (es. teofillina) con velocità molto superiore rispetto ai soggetti non fumatori; inoltre il fumatore cronico, può avere valori falsamente elevati di alcuni marcatori oncologici (es. CEA) e cardiaci (es. CK).
  • Nella determinazione dell’ammonio il fumo di sigaretta del paziente o presente nell’ambiente causa l’elevazione dei valori.
  • L’alcool può determinare variazioni nella concentrazione ematica di alcuni costituenti con due meccanismi: come effetto a breve termine può provocare un incremento dei valori di acido lattico, acido urico e Come effetto a lungo termine provoca un incremento dei valori di transaminasi e γGT. Inoltre un aumento significativo nel dosaggio della CTD (transferrina desialata) costituisce un marcatore dell’abuso sistematico (media 30-40 giorni).
  • La Caffeina può determinare un incremento di: glicemia, acidi grassi non esterificati, renina e catecolamine.
Principali Indicazioni

Principali Raccomandazioni delle Società Scientifiche (SIBIoC e SiPMeL in particolare):

 

Il prelievo di sangue venoso è una procedura invasiva indispensabile per la diagnostica in vitro, poiché rappresenta un passaggio irrinunciabile per ottenere la matrice biologica da analizzare. Si tratta di una tra le più antiche pratiche mediche, utilizzata fin dall’antichità. Malgrado la fase analitica non ne sia scevra, la maggioranza degli errori in medicina di laboratorio si concentra in attività che precedono (fase preanalitica) o seguono (fase postanalitica) l’analisi dei campioni. In particolare, una percentuale variabile dal 60 al 70% degli errori si concentra nella fase preanalitica, soprattutto nelle attività in cui la componente umana è ancora determinante, come il prelievo di sangue venoso. Pertanto, compatibilmente con l’inevitabile soggettività intrinseca all’attività ed alle variabili legate ad ambiente e paziente, la raccolta di campioni idonei all’esame presuppone l’attuazione di procedure appropriate e, per quanto possibile, standardizzate.

La Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica (SIBioC), la Società Italiana di Medicina di Laboratorio (SIMeL), di concerto con il Comitato Italiano per la Standardizzazione dei Metodi Ematologici e di Laboratorio (CISMEL), per mezzo del Gruppo di Studio (GdS) intersocietario sulla “Standardizzazione della variabilità extra-analitica del dato di laboratorio”, si propongono con questo documento di fornire indicazioni sotto forma di raccomandazioni definite con il metodo delle conferenze di consenso, sul corretto svolgimento della procedura di raccolta dei campioni di sangue venoso.

RIMeL / IJLaM 2008; 4

 

E stato inoltre visionata la pagina web delle Buone Pratiche del SNLG del Ministero della Salute.

Un po' di Storia

Si tratta di una tra le più antiche pratiche mediche, utilizzata fin dall’antichità.

La raccolta di sangue venoso, ottenuta attraverso l’incisione di una vena con una lancetta, è descritta fin dai tempi di Ippocrate (V secolo A.C.), quando l’essenza di ogni cura medica si basava per l’appunto sull’analisi dei “quattro umori”: sangue, catarro, bile gialla, e bile nera.

Nel Medioevo, chirurghi e barbieri si specializzarono in questa pratica. Il palo a strisce biancorosse degli esercizi di barbiere, ancora oggi in uso in alcuni Paesi, deriva da questa attività: il rosso rappresenta il sangue prelevato, il bianco la pinza emostatica utilizzata, il palo stesso il bastone stretto nella mano del paziente per dilatare le vene.

Nel XVIII e XIX secolo la raccolta di sangue venoso raggiunse una considerevole diffusione, utilizzando una varietà di metodi.

La tecnica più comune si basava sulla cosiddetta flebotomia o venisezione, in cui il sangue veniva raccolto dopo incisione di una o più grosse vene esterne dell’avambraccio o del collo. La tecnica denominata arteriotomia prevedeva invece la puntura di un’arteria, solitamente quella temporale.

Nella tecnica della scarificazione, infine, venivano aggrediti i vasi “superficiali”, sovente utilizzando un bisturi a molla, o una tazza di vetro che conteneva aria calda, producendo una depressione all’interno. Il termine scarificatore indica uno strumento per il salasso usato principalmente nella medicina del XIX secolo, in alternativa alle sanguisughe.

Il “salasso” (prelievo di grandi quantità di sangue) era considerato benefico, e molte sessioni terminavano solamente quando il paziente iniziava a manifestare sintomi sincopali.

Alla fine del secolo la procedura s’avvalse dell’utilizzo di lancette affilate ma fu definita ciarlataneria se eseguita esclusivamente a scopo di salasso.

Fu solo all’inizio del XX secolo, a seguito dell’introduzione di aghi e siringhe, che il prelievo di sangue venoso s’avvalse dell’uso di tecniche meno invasive e più affidabili.

Un ulteriore innovazione avvenne subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando nei primi anni ’50 la Becton Dickinson Co. Introdusse i sistemi a vuoto “Vacutainer”.

Gli Errori Diagnostici

Gli errori diagnostici rappresentano un fenomeno rilevante in termini epidemiologici, in grado di generare gravi conseguenze sullo stato di salute del paziente e, di riflesso, sul Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Una valida definizione d’errore in medicina di laboratorio è “qualsiasi difetto durante l’intero iter diagnostico, dalla prescrizione dell’esame alla sua comunicazione, che possa influenzare in qualsiasi modo la qualità del servizio. Malgrado la fase analitica non ne sia scevra, dati attendibili attestano come la grande maggioranza degli errori in medicina di laboratorio si concentri in attività che precedono (fase preanalitica) o seguono (fase postanalitica) l’analisi dei campioni.

In particolare, una percentuale variabile dal 60 al 70% degli errori si concentra nella fase preanalitica, soprattutto nelle attività in cui la componente umana è ancora determinante.

In quest’ambito, il prelievo ematico rappresenta la fase più critica di tutto il processo, come confermato dalla prevalenza delle non idoneità riscontrabili (errori identificativi, campioni emolitici, insufficienti, coagulati, non idonei per tipo o quantità). Accanto alle più comuni non conformità elencate, esistono poi altre cause meno palesi ma ugualmente o anche più frequenti che possono generare risultati di laboratorio inattendibili. Si tratta soprattutto di variabili legate allo stato del paziente (esercizio fisico, dieta, stress, effetti posturali, comorbidità, abitudini voluttuarie), alle modalità d’esecuzione d99el prelievo, all’eterogeneità dei dispositivi utilizzati per esecuzione di prelievo e raccolta del campione, all’emolisi non identificabile all’ispezione (emolisi modesta o campioni per i quali non è prevista centrifugazione).

Compatibilmente con l’inevitabile soggettività intrinseca all’attività ed alle variabili legate ad ambiente e paziente, la raccolta di campioni idonei all’esame presuppone l’attuazione di procedure appropriate e, per quanto possibile, standardizzate.

Guida ai livelli di prova e al grado delle raccomandazioni
Livello di Prova
Livello di prova Descrizione
I Prove ottenute da più studi controllati randomizzati e/o da revisioni sistematiche di studi randomizzati.
II Prove ottenute da un solo studio randomizzato di disegno adeguato.
III Prove ottenute da studi di coorte non randomizzati con controlli concorrenti o storici o loro metanalisi.
IV Prove ottenute da studi retrospettivi tipo caso controllo o loro metanalisi.
V Prove ottenute da studi di casistica senza gruppo di controllo.
VI Prove basate sull'opinione di esperti autorevoli o di comitati di esperti o basate su opinioni dei membri del gruppo di lavoro responsabile delle linee guida.
Guida ai livelli di prova e al grado delle raccomandazioni
Forza delle Raccomandazioni
Forza delle raccomandazioni Descrizione
A L'esecuzione della procedura diagnostica o terapeutica è fortemente raccomandata (indica una particolare raccomandazione sostenuta da prove scientifiche di buona qualità, anche se non necessariamente di tipo I o II).
B Si nutrono dubbi sul fatto che la procedura o l'intervento debbano sempre essere raccomandati, ma si ritiene che la loro esecuzione debba essere attentamente considerata.
C Esiste una sostanziale incertezza a favore o contro la raccomandazione di eseguire la procedura o l'intervento.
D L'esecuzione della procedura o intervento non è raccomandata.
E Si sconsiglia fortemente l'esecuzione della procedura o intervento
Raccomandazione Grado
Formazione dell’Operatore
Laurea, Specializzazione, Corsi Abilitanti, Esperienza Aziendale ecc. A
Dispositivi per il Prelievo
Utilizzare dispositivi che prevedano l’integrazione di aghi monouso, sistemi di supporto (holder o camicie) e provette primarie sottovuoto (vacuum) A
Le siringhe rappresentano una alternativa qualora in emergenza non sia possibile reperire altri dispositivi o quando situazioni anatomiche o funzionali rendano impossibile o sconsigliabile utilizzare i dispositivi di cui sopra B
Utilizzare dispositivi monouso che prevedano l’eliminazione di tutte le parti a diretto contatto con il sangue del Paziente A
Utilizzare sistemi che non permettano di reincappucciare aghi e ogni altro possibile oggetto tagliente utilizzato nel corso del prelievo A
Se l’holder non è contaminato da sangue, può essere reutilizzato B
Qualora vi sia anche solo il sospetto di una contaminazione ematica deve essere sterilizzato D
Qualora vi sia anche solo il sospetto di una contaminazione ematica deve essere eliminato A
Preferire Aghi tradizionali A
Utilizzare Butterfly in situazioni specifiche
- Vene difficilmente accessibili per sede o calibro con il dispositivo tradizionale
- Espressa richiesta del Paziente
B
Preferire aghi di calibro uguale pari a 20 o 21G A
Riservare aghi di piccolo calibro a prelievi su vene molto piccole B
Non utilizzare agocannule A
Raccomandazione Grado
Norme Relative al Paziente
Identificare correttamente il paziente, utilizzando almeno due criteri, nessuno dei quali deve essere il numero di stanza del paziente A
Utilizzare un solo set di provette destinate ad un solo paziente per volta A
Prelevare sempre e solo un paziente alla volta A
Accertarsi delle condizioni fisiche del paziente A
Qualora il paziente non sia in condizioni idonee al prelievo, questo deve essere inevitabilmente differito in altra data A
Controllare la prescrizione, verificando che il numero ed il tipo di test coincidano con quelli accettati A
Siti preferenziali di prelievo (in ordine decrescente): vene centrali dell’avambraccio (cubitale e cefalica),
vena basilica, vene del dorso del braccio, vene del polso e della mano. Le vene dei piedi rappresentano l’ultima risorsa.
A
Sono da evitare prelievi da:
- ampie cicatrici a seguito di ustioni o chirurgia, braccio omolaterale ad esito di mastectomia (i risultati dei test potrebbero essere alterati per la presenza di linfedema), siti contigui ad ematomi, trombi o edemi
A
- dispositivi per terapia endovenosa (IV) e/o trasfusioni di sangue
- qualora si prelevi il campione da siti d’infusione, il flusso nel dispositivo deve essere arrestato per almeno 2 minuti e devono essere eliminati non meno di 5 mL di sangue
A
Per favorire il rigonfiamento della vena è possibile:
- riscaldare brevemente il sito di prelievo, con un panno caldo
- massaggiare il sito in senso opposto al flusso venoso
B
- riscaldare brevemente il sito di prelievo con acqua calda Grado C C
- percuotere il sito D
Raccomandazione Grado
Norme Relative al Paziente
Non applicare il laccio in caso di:
- Vene grosse, visibili e palpabili
- Prelievo per la determinazione del pH venoso
A
Se il laccio è necessario:
- Posizionarlo circa 10 cm al di sopra del sito prescelto
- Utilizzare una pressione sufficiente a generare stasi venosa ma non a causare dolore, fastidio o ostacolare la circolazione arteriosa
- Non mantenerlo in sede più di 1 minuto
- Quando è necessario più tempo rilasciarlo e riapplicarlo
A
Raccomandazione Grado
Norme relativa al campionamento
Indossare i guanti durante il prelievo B
Utilizzare tubi primari con etichette che indichino il tipo di provetta necessaria ed il volume di campione richiesto A
Etichettare le provette prima del prelievo, mai dopo A
Utilizzare sistemi di produzione automatica delle etichette A
Utilizzare etichettatura automatica delle provette B
Detergere la cute con un batuffolo di ovatta imbevuto di prodotto idoneo, procedendo sempre nello stesso verso e poi asciugare la cute A
Seguire una sequenza specifica per la raccolta delle provette (“order of draw”) B
Per provetta destinata ad esami di coagulazione, non è necessario raccogliere ed eliminare una provetta precedente B
Verificare che la quantità di sangue aspirato dal tubo primario sia idonea A
Invertire gentilmente 4-6 volte le provette contenenti anticoagulante A
Non aprire mai le provette sottovuoto, ne trasferire sangue da una provetta all’altra (fatto salvo l’uso di siringhe per il prelievo) A
In presenza di errori, verificare la necessità di raccogliere altri campioni o contattare il laboratorio per delucidazioni A
Rilasciare il laccio prima di estrarre l’ago dalla vene, posizionare immediatamente un batuffolo di ovatta
sul sito di prelievo, chiedendo al paziente di operare una pressione moderata sullo stesso, mantenendo il braccio disteso
A
Raccomandazione Grado
Norme da seguire al termine del Prelievo
Eliminare il materiale contaminato in appositi contenitori di sicurezza idonei per il riconoscimento del tipo di materiale A
Non reincappucciare, spezzare o frantumare direttamente l’ago utilizzato) A
Verificare lo stato di salute del paziente e l’insorgenza di eventuali complicazioni A
Raccomandazione Grado
Altre Norme Generali
Osservare sempre un atteggiamento di disponibilità e cortesia A
Evitare di accanirsi con l’ago all’interno del sito di prelievo A
In caso di fallimento al primo tentativo:
- avanzare o arretrare cautamente l’ago
- sostituire la provetta
A
- estrarre l’ago e ritentare se l’esito è ancora negativo B
- trasferire il paziente ad un collega dopo due tentativi falliti A

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