Risorse, approfondimenti e strumenti per i Professionisti della Salute. Linee Guida, documenti e aggiornamenti per una pratica medica sempre più sicura e consapevole.
Approfondisci, condividi e migliora la pratica clinica quotidiana.
Competenze, conoscenze e supporti dedicati a chi opera ogni giorno nella cura. Novità, formazione e buone pratiche per valorizzare ogni ruolo sanitario.
Approfondisci, condividi e migliora la pratica clinica quotidiana.
Orientamento, suggerimenti e materiali dedicati a chi offre sostegno e cura quotidiana. Indicazioni utili per un’assistenza attenta, competente e rispettosa.
Approfondisci, condividi e migliora la pratica clinica quotidiana.
Idee, indicazioni e sostegno per chi si prende cura ogni giorno di una persona cara. Spunti concreti per affrontare l’assistenza con equilibrio e serenità.
Approfondisci, condividi e migliora la pratica clinica quotidiana.
Informazioni chiare e contenuti utili per orientarsi nel proprio percorso di salute. Indicazioni pratiche per compiere scelte più informate e consapevoli.
Approfondisci, condividi e migliora la pratica clinica quotidiana.
Una guida ai servizi sanitari e assistenziali del Piemonte. Recapiti, sedi e portali di riferimento per trovare facilmente ciò di cui si ha bisogno.
Approfondisci, condividi e migliora la pratica clinica quotidiana.
Un approccio completo per comprendere bisogni, fragilità e autonomie della persona anziana. Metodi e strumenti per definire percorsi di cura mirati e personalizzati.
Approfondisci, condividi e migliora la pratica clinica quotidiana.
“Se qualcuno in questo momento mi chiedesse cosa è la felicità non avrei dubbi:
felicità è aprire la porta della camera da letto e scoprire che dorme”.
Questa frase è una delle definizioni più toccanti e reali dell’amore e del sollievo. Tratta dall’Articolo Scientifico “Le problematiche del caregiver” (A. Tognetti “Le problematiche del caregiver” – Giornale di Gerontologia 2004; 52:505-510), descrive lo stato d’animo di una moglie che si prende cura del marito malato. Racchiude la profonda quiete che si prova nel sapere che una persona cara, dopo tante sofferenze, riesce finalmente a riposare.
Leggiamo l’Abstract di tale Pubblicazione:
È molto difficile prendersi cura di un paziente affetto da demenza. Mette a dura prova l’equilibrio psicofisico del singolo e della famiglia. L’obiettivo di questo lavoro è descrivere i problemi che chi si prende cura del malato si trova ad affrontare, concentrandosi sui diversi livelli di coinvolgimento emotivo e relazionale durante le varie fasi della malattia. Sono ormai noti gli aspetti che rendono la demenza una patologia a carattere anche familiare. La complessità della cura, l’impegno costante reso più problematico da una rete dei servizi ancora inadeguati, le implicazioni su di un piano relazionale ed emozionale, i costi economici diretti e indiretti, mettono a dura prova l’equilibrio psicofisico del caregiver e dell’intero nucleo familiare, a sua volta in continua evoluzione. La famiglia, infatti, è ancora il luogo privilegiato della cura nel nostro paese, ma non è più il “contenitore” stabile di un tempo. L’obiettivo che ci si propone è di delineare le problematiche che il caregiver si trova ad affrontare nelle diverse fasi di malattia, evidenziando come la progressione della patologia, ma non solo, attivi differenti coinvolgimenti emozionali e relazionali, che rendono ancora più complesso un compito già di per sé faticoso e difficile.
Chi opera nel campo sa quanto sia importante valutarne il peso nella costruzione di un piano di intervento corretto e quanto sia necessario evitare l’errore di “dare per scontato che …”, ossia di tradurre le proprie conoscenze in uno schema generale, in cui inserire via le richieste che il caregiver o la sua famiglia formulano, senza coglierne i reali bisogni.
Chi è il caregiver; Nel nostro paese il caregiver è prevalentemente donna, così come si evidenzia da una ricerca condotta dal Censis 1 con una percentuale che supera l’80% nella fase severa di malattia, confermando l’eterno ruolo femminile di dispensatrice di cure. I tempi della cura sono mediamente di 7 ore di assistenza diretta e di 11 ore di sorveglianza, che diventano rispettivamente di 10 e di 15 ore, con l’aggravarsi della malattia. Di contro il tempo libero è mediamente di 15 ore la settimana nelle fasi iniziali e di 4 ore delle fasi più avanzate. Le forme di aiuto che il caregiver riceve da altri familiari o da personale a pagamento servono nel 36,5% dei casi per la sorveglianza e nel 45,9% per le cure igieniche.
I costi, sia come spese dirette che indirette (spesso il caregiver lascia il lavoro o sceglie un’attività part-time) sono rilevanti, così come l’impatto sulla salute.
Ovviamente stiamo parlando di una Caregiver, figura del mondo dell’Assistenza entrata da alcuni anni nella nostra quotidianità e che, letteralmente, significa “colui che presta le cure”. Come segnalato dall’Enciclopedia Treccani, tale termine individua “chi dà l’assistenza ad una Persona Non Autosufficiente”, identificabile anche come “accuditore”.
Nell’ambito dei profondi cambiamenti che i mondi dell’assistenza e della sanità hanno presentato negli ultimi anni, è la comparsa di tale nuova figura che ha soprattutto caratterizzato tale scenario. Stiamo parlando proprio della figura del Caregiver, che, insieme all’altra nuova figura, il Badante, sta costituendo quel Welfare Domestico che, costituendo una vera e propria rete silenziosa di assistenza, sopperisce spesso al carente intervento delle Istituzioni preposte.
Tale termine è ormai entrato nel linguaggio comune, e non solo degli Operatori, Sanitari ed Assistenziali, pur risultando spesso mal utilizzato o non compreso, ritenendo, ad esempio, che il Caregiver sia il Familiare di cui, come Operatori, abbiamo il numero di telefono e che sia quello che verrà, ad esempio, a prendere il Paziente al momento delle dimissioni dopo un ricovero sanitario od assistenziale.
Immagine dal film: “Quasi amici”
Ma non solo, l’attività del caregiver è stata riconosciuta dalla legge di Bilancio 2018, che ha istituito per loro un fondo di 20 milioni di euro l’anno per il triennio 2018-2020 e successivi, definendo caregiver la persona che assiste e si prende cura del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso o del convivente di fatto, di un parente o di un affine entro il secondo grado, o di un parente entro il terzo grado se i genitori o il coniuge (o la parte dell’unione civile) della persona assistita abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Inoltre, il caregiver deve prendersi cura di una persona che, per malattia, infermità o disabilità, anche croniche o degenerative, non è autosufficiente, o è riconosciuto invalido in quanto bisognoso di assistenza globale e continua di lunga durata oppure è titolare di un’indennità di accompagnamento. Anche perché senza distinzioni e selezioni l’intero stanziamento varrebbe poco meno di 3 euro l’anno a caregiver.
Un panorama più completo sulle Normative vigenti e sulle Proposte di Legge sulla figura del caregiver familiare è presente sul Sito della Camera in un apposito Dossier. Senza dimenticare il non recente bonus caregiver.
Una segnalazione utile per capire chi è oggi il Caregiver è relativa alla pubblicazione da parte dell’ISTAT dei più aggiornati dati (2017-20218) sulle condizioni di salute ed il ricorso ai Servizi Sanitari in Italia e nell’Unione Europea. Da questa apprendiamo come siano caregivers ben 8 milioni e mezzo di Italiani, oltre il 17% della Popolazione e come di questi oltre 7 milioni siano coloro che svolgono tale “attività” nei confronti dei propri parenti, mentre verosimilmente un milione circa sia rappresentato da caregivers-professionali (tra regolarizzati e sommerso). Un numero sicuramente elevato e che ci fa meglio capire le dimensioni del fenomeno della non-autosufficienza.
Sempre dagli stessi dati apprendiamo come le fasce d’età di caregivers maggiormente rappresentate sono quelle tra i 45 ed i 55 anni e tra i 55 ed i 65 anni, rappresentando oltre il 50% dei casi. I dati confermano non solo la crescita dei Caregivers, ma anche come la loro età media stia progressivamente aumentando: sempre più spesso gli anziani hanno caregivers anziani.
Nel Veneto è riscontrabile la più elevata percentuale di caregivers mentre in Umbria si assiste alla più elevata percentuale di chi assiste familiari. Sempre in Veneto si registra il maggior numero di ore singolarmente dedicate mentre in Sicilia si registra in minor numero medio. Inoltre, chi ha un livello medio di assistenza è maggiormente coinvolto in attività di assistenza, mentre chi ha il livello maggiore dedica poche ore e chi ha un livello basso ne dedica un numero maggiore.
Curiosamente (!??!) chi ha redditi maggiori presta più assistenza, contrariamente a chi ha redditi inferiori.
Si tratta di dati sicuramente interessanti, che meglio ci possono far capire la realtà del mondo della non-autosufficienza e di quanto poco sia stato finora realizzato nei confronti dei Pazienti Cronici, devolvendo, magari, maggiori attenzioni a quelli Acuti.
Parlavamo di Stress del Caregiver, fenomeno comune ed importante che può provocare in chi assiste anche importanti disturbi psico-fisici, tanto da stimolare la necessità di assistere chi assiste. A tal proposito leggiamo l’Abstract (2022) del paper: Differenze di genere negli esiti psicosociali avversi tra i Caregiver familiari: una revisione sistematica.
I progressi nella tecnologia medica, nella ricerca e nei trattamenti hanno contribuito a una maggiore durata della vita (Lichtenberg, 2017). A causa di una popolazione adulta anziana in crescita, l’aumento dei rischi e della prevalenza di malattie croniche è diventato una sfida per il sistema sanitario degli Stati Uniti. Per soddisfare le esigenze del numero crescente di anziani con malattie croniche, i caregiver informali e familiari stanno fornendo cure preziose per le esigenze di questa popolazione in crescita. La prevalenza di assistenza per un adulto di età superiore ai 50 anni è aumentata dal 14,3% o 34,2 milioni di adulti al 16,8% o 41,8 milioni negli ultimi cinque anni (AARP e NAC, 2020).
Secondo l’Alzheimer’s Association, i caregiver informali o familiari forniscono circa l’83% dell’assistenza a tutti gli anziani, pari a 244 miliardi di dollari di valore economico negli Stati Uniti (Alzheimer’s Association, 2021). Che si tratti di soddisfare le esigenze fisiche, emotive e psicologiche dei malati cronici o di gestire l’impatto finanziario che hanno sulla società, i caregiver svolgono un ruolo inestimabile per la salute della popolazione adulta sempre più anziana.
Nonostante i contributi positivi che i caregiver hanno sulle popolazioni e sulla società, ci sono conseguenze negative che accompagnano il ruolo di caregiver. A seconda del tipo e della gravità della malattia cronica del destinatario delle cure, i caregiver sono a rischio di sviluppare i propri problemi di salute fisica e psicologica (AARP e NAC, 2020). Ad esempio, i caregiver di persone con malattia di Alzheimer o altre demenze possono sviluppare stress, ansia e carico emotivo a causa delle richieste di assistenza della persona cara (Goren et al., 2016; Richardson et al., 2013; Tatangelo et al., 2018). Oltre agli impatti psicologici ed emotivi, i rischi di conseguenze fisiche negative derivanti dall’assistenza possono essere attribuiti alle richieste fisiche dirette del destinatario delle cure o alla ridotta attenzione ai bisogni di salute dei caregiver stessi. Uno studio ha rilevato un collegamento tra i caregiver e un aumento dei livelli del biomarcatore interleuchina-6 (Mausbach et al., 2011). È noto che l’interleuchina-6 è associata a un rischio aumentato di morbilità come malattie cardiovascolari, diabete, osteoporosi, artrite e declino funzionale generale (Wennberg et al., 2015). A causa di questi esiti negativi associati all’assistenza, è stato condotto un crescente numero di ricerche sulla salute e il benessere dei caregiver.
Il ruolo di caregiver è difficile a causa della complessità di molteplici fattori che potrebbero influenzare il modo in cui il ruolo viene percepito e svolto. Uno di questi fattori che non ha ricevuto molta attenzione è il modo in cui il genere e i ruoli di genere influenzano i caregiver. Ciò è particolarmente importante in un periodo in cui le opinioni della società sul genere e sui ruoli di genere stanno diventando sempre più riconcettualizzate, aprendo opportunità per più persone di svolgere ruoli e professioni diversi un tempo dominati da un genere particolare (Mott et al., 2019). Ciò è particolarmente vero per l’assistenza che è stata storicamente considerata un ruolo femminile. Tuttavia, negli ultimi anni, poiché le esigenze della popolazione anziana continuano ad aumentare e la necessità di caregiver disponibili aumenta, gli uomini stanno iniziando a colmare queste lacune. La percentuale di caregiver che sono uomini è aumentata dal 34% a quasi il 40% nell’ultimo decennio (Caregiving.org, 2020). Sebbene il numero di caregiver maschi sia in aumento, la maggior parte della ricerca sui caregiver è ancora fortemente incentrata sulle donne o include una percentuale sproporzionatamente bassa di partecipanti maschi. Ad esempio, uno studio che esamina il concetto di compassion fatigue nei caregiver di un genitore affetto da demenza ha incluso solo i caregiver delle figlie (Day et al., 2014). Poiché la distribuzione di genere tra i caregiver diventa più equilibrata, è importante esplorare le differenze tra il modo in cui uomini e donne percepiscono il loro ruolo di caregiver.
L’assistenza può anche avere fattori secondari che possono avere un impatto sulla salute e il benessere dei caregiver informali. Il tempo necessario per svolgere attività di assistenza di solito ostacola altri aspetti della vita come la famiglia e il lavoro. Uno studio in Giappone ha scoperto che i caregiver hanno riportato un assenteismo significativamente più elevato, una compromissione correlata al presenteismo e una riduzione delle prestazioni lavorative complessive rispetto ai non caregiver (Goren et al., 2016). L’impatto sulle prestazioni lavorative può essere ulteriormente influenzato da variabili aggiuntive, come l’età del caregiver e la relazione con il destinatario dell’assistenza. Le interruzioni del lavoro e dell’occupazione possono essere più evidenti nei caregiver della “generazione sandwich” a causa delle loro responsabilità aggiuntive di bilanciamento tra lavoro, assistenza a genitori e figli, relazioni coniugali e richieste da altri aspetti della loro vita (O’Sullivan, 2014). Un aspetto importante per i caregiver che lavorano e il modo in cui il genere può influenzare il loro ruolo di caregiver può essere correlato alle responsabilità finanziarie. Secondo una recente analisi del Pew Research Center del 2018, le donne guadagnavano ancora l’85% di quanto guadagnavano gli uomini in salari orari medi, e ci vorrebbero 39 giorni di lavoro in più perché una donna guadagni quanto un uomo (Graff et al., 2019). Questa disparità di retribuzione può giocare un ruolo nel lavoro dei caregiver e nelle differenze basate sul genere dovute alle disuguaglianze nella stabilità finanziaria, che incidono sul loro ruolo di caregiver.
E’ del Settembre 2025 la Pubblicazione del Rapporto ISS (Atti del Convegno) “Promuovere la salute delle persone caregiver familiari in ottica di genere: prospettive future”.
Abstract:
Nel panorama demografico italiano caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente diffusione delle patologie croniche, essere caregiver familiare significa essere un pilastro invisibile ma indispensabile del sistema di welfare e di salute pubblica. Tuttavia, prendersi cura di una persona comporta un costo in termini di salute psicofisica, isolamento sociale e sacrifici professionali per chi la presta. Il rapporto presenta i risultati di una ricerca nazionale sull’impatto del genere sulla salute delle persone caregiver familiari. Lo studio, condotto su 2033 caregiver familiari, evidenzia una vulnerabilità marcatamente femminile: le donne risultano maggiormente esposte a carichi di cura più intensi e prolungati, con una minore probabilità di condividere la responsabilità assistenziale e riportano livelli di stress e patologie superiori agli uomini, sui quali pesa invece un bias di sottostima del disagio. L’indagine qui presentata mira a trasformare l’esperienza soggettiva del caregiving in evidenza scientifica, ponendo le basi per politiche sanitarie inclusive e sostenibili.
Parole chiave: Caregiver familiari; Differenze di genere; Stress; Strategie di coping.
Fonte: nia.nih.gov
Il Rapporto, innanzitutto, inizia anch’esso dando una definizione dei Caregiver, partendo anche in questo caso dalle Normative: Si definisce caregiver familiare la persona che fornisce assistenza primaria, gratuita e continuativa, a un/una familiare o partner con condizioni cliniche invalidanti o croniche, garantendo il supporto necessario per le attività della vita quotidiana. La tutela della salute di questa figura rappresenta oggi una priorità di salute pubblica. In tale direzione si muove il recente intervento normativo del Consiglio dei Ministri (12 gennaio 2026), che ha approvato un Disegno di Legge per definire un quadro giuridico organico di tutela. Il provvedimento mira a riconoscere il valore sociale ed economico delle persone caregiver familiari, offrendo diritti e sostegno per contrastare l’isolamento dei nuclei familiari più fragili.
Prima Parte: Stato di Salute delle Persone Caregiver Familiari: la Ricerca Scientifica.
Si tratta di uno Studio svolto nel biennio 2024-2025 dal Centro di Riferimento per la Medicina di Genere in collaborazione con l’Associazione Malattie Rare, con gli obiettivi di valutare lo stress psico-fisico dei caregiver familiari , distribuiti per sesso ed età e confrontando tali dati con quelli della Popolazione Generale, nonché validare lo stress psicologico quale indicatore predittivo di salute per la popolazione dei e delle caregiver allo scopo di identificare quei e/o quelle caregiver a maggior rischio per la salute stress correlata.
Risultati Ottenuti.
Sono stati arruolati 2.033 Caregiver Familiari, quasi l’83% di Sesso Femminile ed oltre il 40% di età superiore ai 55 anni. Oltre la metà dei caregivers dedica tra le 30 e le 40 ore settimanali, svolgendo più di 30 compiti la settimana. La prevalenza di tali soggetti svolge attività di caregiver da oltre 10 anni. Oltre l’80% svolge tale attività al domicilio, prevalentemente come unico caregiver. A parte qualche assistenza istituzionale, la maggioranza dei Caregiver non gode di nessun altro aiuto. Nel confronto statistico dei dati correlati al Genere, si segnala come le Donne svolgano, rispetto agli Uomini, tale attività da più anni, per più ore giornaliere, con minore aiuto familiare e generalmente al domicilio. Tale carico di lavoro viene percepito dalla maggioranza della Popolazione valutata, come pesante, soprattutto dalle Donne. Lo stress percepito viene percepito alto e severo in circa 1 Caregiver su 4 e moderato in 2 su 3. Le Femmine percepiscono uno stress mediamente più severo.
Valutando l’incidenza ed il peso di eventuali Malattie, I dati mostrano come quasi metà del campione (40,6%) soffra di disturbi di salute di cui non soffriva prima di assumere il ruolo di caregiver familiare, con le donne che riportano più frequentemente disturbi di salute rispetto agli uomini (il 31,8% del totale dei caregiver uomini riporta disturbi di salute insorti successivamente all’inizio dell’attività di caregiving, contro il 42,4% delle caregiver donne; test esatto di Fisher, p<0,001).
Complessivamente le Donne percepiscono uno stato di salute peggiore rispetto agli uomini, con anche un numero di Patologie più elevato. I Disturbi prevalentemente presenti riguardano i disturbi psichici, quelli muscolo-scheletrici, quelli gastro-intestinali, quelli cardio-vascolari e quelli del sistema immunitario. L’incidenza di disturbi depressivi rilevanti sono risultati presenti prevalentemente nelle Donne. Queste ultime maggiormente rinunciato a controlli medici e visite programmate, senza però rinunciare ai ricoveri programmati. Il livello di stress percepito dalle donne è maggiore di quello percepito dagli uomini, specie se le prime sono giovani, dedicano un elevato numero di ore settimanali ed assistono un Familiare don Demenza.
Le conclusioni del Rapporto.
Leggiamo ora le conclusioni del Rapporto appena descritto:
In conclusione, la salute della persona caregiver familiare deve essere considerata una priorità di sanità pubblica. Attraverso un contributo ancora oggi ampiamente “sommerso”, queste figure rappresentano un pilastro del sistema socio-sanitario nazionale, colmando il divario tra una domanda di assistenza crescente e un’offerta pubblica e privata spesso frammentaria. Riconoscere esplicitamente il ruolo del genere nella definizione dei bisogni di salute dei e delle caregiver costituisce una condizione imprescindibile per qualsiasi politica di sostegno realmente efficace. Solo un approccio integrato, che coniughi riconoscimento normativo, supporto clinico psicologico e promozione della resilienza, potrà garantire la tenuta di un sistema di cura che, allo stato attuale, poggia prevalentemente sulle risorse delle famiglie. In tale prospettiva, l’inclusione sistematica dell’analisi di genere deve essere considerata non un’opzione metodologica, ma uno standard scientifico e programmatorio.
Il termine qui utilizzato è traducibile in italiano come “peso” o “fardello” ed il paragone che ci viene subito in mente è quello del Burn-Out che interessa Operatori Sanitari, Assistenziali ed, in generale, chi svolge lavorativamente una Relazione d’Aiuto.
Intendiamo, oggi, il Burden del Caregiver essenzialmente una forma di stress, che tende a cronicizzarsi quanto più si prolunga la situazione di accudimento, e si manifesta nelle forme più disparate e soggettive. Come tale, questo stress è in grado di alterare e ridurre le risorse psico-fisiche fino a provocare disturbi e malattie psico-fisiche. Citiamo qualcuno dei sintomi maggiormente provocati:
Specie in presenza di disturbi particolarmente pesanti, come l’aggressività, il wandering, i deliri, l’agitazione ecc., le abilità del Caregiver vengono pericolosamente a meno, rendendo impotente ed inabile il Caregiver stesso, rischiando di non essere più d’aiuto per il proprio familiare.
Come siamo soliti ripetere a molti Caregivers, le Persone assistite hanno necessità e diritto di avere un Caregiver in salute e resiliente, pena un conseguente peggioramento anche della Persona Assistita e, di conseguenza, anche della Persona che assiste.
Direttore Responsabile: Dr. Gian Carlo Giuliani
Telefono: (+39) 338-139.36.87
Per inviare materiale per eventuale pubblicazione e\o segnalazioni di Siti, Libri, Corsi ecc.:
Per richiedere o proporre collaborazione professionale (solo in ambito divulgativo-formativo):
PRENDERSICURAONLINE.IT © 2026 | Tutti i diritti riservati. | Partita IVA: 04368450013 | Design by: MBDESIGNSTUDIO – Torino