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Gestione dei Cateteri Vescicali

Cateteri Vescicali: Tipi, Utilizzo, Posizionamento ed Eventi Avversi.

A cura di Jellali Abdessalem

Infermiere Professionale – Master in Coordinamento delle Professioni Sanitarie

Parlare di Cateteri Vescicali e Cateterizzazione vuol dire dover parlare anche di Infezioni Correlate all’Assistenza e di Infezioni Multi-Resistenti, in quanto forte è il loro legame di causa-effetto tra tale presidio e le infezioni citate.

Soprattutto se consideriamo come a livello mondiale, vengano utilizzati circa 100 milioni di cateteri urinari all’anno. I cateteri urinari sono efficaci per il drenaggio della vescica, ma sono associati a rischi, tra cui infezioni e incrostazioni. Per mitigare i rischi associati, è fondamentale comprendere le indicazioni, le tecniche di posizionamento e rimozione e la manutenzione dei cateteri urinari.

Cosa intendiamo per Catetere vescicale?

Il catetere vescicale è un tubicino sottile e flessibile inserito nella vescica attraverso l’uretra (o l’addome) per drenare l’urina. Viene usato in caso di blocco della minzione, interventi chirurgici, incontinenza o malattie neurologiche e può essere temporaneo, a permanenza o intermittente a seconda delle necessità cliniche (vedi dopo).

Il cateterismo urinario può essere classificato:

  • in base alla posizione (sovrapubico o transuretrale)
  • alla durata (temporaneo, intermittente, a permanenza)
  • al n° di vie utilizzabili (a 2 vie quelli generalmente utilizzati, di cui una per gonfiare il palloncino ed una per il drenaggio oppure a 3, in cui la terza via permette l’introduzione di liquidi per l’irrigazione della vescica e la sperabile rimozione di sangue o dei suoi coaguli)
  • alla composizione
    • plastica, lattice o polivinilcloruro sono per l’uso intermittente.
    • lattice con silicone, idrogel sono per l’uso continuativo
    • il polimero in lega ricoperto d’argento (per ridurre la colonizzazione batterica) sono anch’essi per l’uso continuato.
    • i cateteri di silicone vengono utilizzati nei pazienti con allergia al lattice.
  • al calibro, valutato in Unità French o Charriere (nei soli numeri pari), con misurazioni comprese tra 8 e 12 F. per i bambini ed i 14 ed il 24 per gli adulti, ricordando come il Fattore di Conversione sia di 1 Unità pari a 0,33 mm.
    • I cateteri più piccoli, dai quali generalmente si incomincia, sono in genere sufficienti per un drenaggio urinario non complicato e sono di elezione in caso di ostruzione del collo vescicale o di stenosi uretrali;
    • i cateteri più grossi sono maggiormente utilizzati per l’irrigazione vescicale e nei casi di emorragia da cistite o trauma vescicale nonché nei casi di danno iatrogeno di TAO-NAO e di piuria, perché i coaguli possono ostruire i cateteri di calibro più piccolo.
  • alla lunghezza del catetere: generalmente si indica 40-45 cm. per i maschi, 20-25 cm. per le femmine e circa 30 cm. per i bambini
  • al Tipo di Catetere utilizzato (vedi dopo)

Fonte: Med4Care

Si sta osservando negli anni un evidente aumento nell’inserimento di cateteri urinari a permanenza e la maggior parte degli individui negli ospedali viene cateterizzata per un periodo che va mediamente da due a quattro giorni per gli utilizzi temporanei.

La Letteratura sottolinea come molti cateteri urinari vengano, ancora oggi, inseriti inutilmente, potendo rimanere in uso all’insaputa del Personale Medico ed Infermieristico Responsabile, non venendo rimossi quando non sono più necessari.

Negli ambienti ospedalieri standard, si segnala che quasi il 30% degli inserimenti iniziali di cateteri urinari non è adeguatamente giustificato. La prevenzione delle infezioni del tratto urinario associate a catetere (CAUTI) è diventata un obiettivo chiave per molti ospedali, poiché gli studi suggeriscono che il 65%-70% di queste infezioni può essere evitato.

 

Secondo i dati dei Centri Mondiali per la prevenzione e il controllo delle malattie, si stima che 4,1 milioni di persone contraggano ogni anno infezioni associate all’assistenza sanitaria mentre ricevono cure negli ospedali di tutta Europa. Tra queste infezioni, le infezioni del tratto urinario (UTI) rappresentano oltre il 30%.

Il trattamento di queste infezioni è particolarmente difficile perché i patogeni possono aderire facilmente al materiale del catetere, formando biofilm che crescono sia su superfici inanimate che biologiche tipo ferite, cateteri e devices sanitari. I biofilm microbici sono anche un fattore importante, coinvolti in circa l’80% delle infezioni microbiche fornendo un serbatoio per i patogeni, agendo come una base adesiva e difendono le cellule incorporate dal distacco per effetto del flusso di taglio. Nell’uso dei cateteri, possono ostruirne il lume, causando un’ostruzione che può in definitiva portare a infezioni renali e setticemia. Per affrontare questo problema, sono stati descritti numerosi metodi. Questi includono sistemi già consolidati (ad esempio, l’uso di sistemi di drenaggio con catetere urinario in silicone chiuso e sicuro, sistemi di promemoria, ecc.) così come nuove strategie incentrate sulla biocompatibilità dei materiali del catetere e sul rivestimento progettato per combattere le infezioni.

 

I patogeni più comuni che causano CAUTI provengono principalmente dal microbiota del paziente stesso, sebbene anche le fonti ambientali all’interno dell’ambiente ospedaliero possano contribuire. Nelle donne, i batteri enterici colonizzano spesso l’area periuretrale a causa della breve distanza anogenitale, facilitando l’ascesa nel tratto urinario. Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), i patogeni CAUTI più frequentemente isolati sono Escherichia coli (28%), Candida spp. (18%), Enterococcus spp. (17%), Pseudomonas aeruginosa (14%) e Klebsiella spp. (8%). Il biofilm agisce come una nicchia protettiva, favorendo la persistenza, la tolleranza antimicrobica e le infezioni ricorrenti.

N.B.: tutti questi cateteri vescicali non sono routinariamente presenti in tutte le realtà sanitarie e, soprattutto, assistenziali (salvo quelli Foley e Nelaton), ma il loro utilizzo potrebbe essere necessario in particolari situazioni cliniche, da qui l’utilità della loro segnalazione).

Catetere Foley

Catetere Foley: catetere classico, viene mantenuto in sede per mezzo di un palloncino in corrispondenza della punta che viene gonfiato con acqua sterile. I cateteri sono disponibili in diverse dimensioni e possono essere realizzati sia in silicone sia in gomma naturale. Anche dotati di due fori contrapposti e simmetrici tra loro.

Catetere Nelaton

Catetere Nelaton, a differenza del Foley non ha il palloncino d’ancoraggio e viene quindi utilizzato per il cateterismo estemporaneo.

Catetere Tiemann

Catetere Tiemann, si tratta di un catetere con punta ricurva per favorire il cateterismo nei maschi, la punta ha forma conica con angolatura di 30°.

Catetere di Mercier

Catetere di Mercier, simile al Tiemann, ma semirigido e con punta angolata a 30-45°, utilizzato in caso di ipertrofia importante.

Catetere di Robinson

Catetere di Robinson: è un catetere flessibile utilizzato per il drenaggio breve e intermittente delle urine. A differenza del catetere Foley, non ha un palloncino sulla punta e quindi non può rimanere stabilmente in sede. Questo tipo di catetere può essere rivestito o non rivestito. Questo catetere presenta da 2 a 6 aperture per permettere il drenaggio dell’urina e si rivela particolarmente utile in presenza di coaguli di sangue che potrebbero occludere un catetere con una sola apertura.

Catetere Coudé

Catetere Coudé: è un particolare tipo di catetere progettato con una punta ricurva per rendere più facile il passaggio attraverso la curvatura dell’uretra prostatica.

Catetere Couvelaire

Catetere Couvelaire (da ematuria): è un tipo di catetere a punta dritta a becco di flauto, utilizzato per l’emostasi dopo un intervento di resezione trans-uretrale di prostata (TURP). Si tratta di un catetere molto utile in caso di procedure endoscopiche, chirurgiche o in presenza di ematuria macroscopica. Di questo catetere ne esistono a due e tre vie, vale a dire con un lume doppio o triplo.

Catetere di Dufour

Catetere di Dufour (per ematuria importante) è del tipo semirigido, autostatico a 3 vie, con punta curvatura di 30° a becco di flauto con 2 fori laterali contrapposti

Catetere esterno tipo Texas

Catetere esterno tipo Texas: è un catetere esterno, collegato a un’estremità con un condom, che viene utilizzato nei maschi incontinenti e comporta un minor rischio di infezione rispetto a un catetere a permanenza.

Catetere di Pezzer

Catetere di Pezzer: sonde generalmente utilizzate per il drenaggio della nefrostomia. Dotate di un rigonfiamento della testa, che garantisce un ancoraggio ottimizzato. Auto-rimovibile e resistente a tutti i tipi di piegatura o torsione, viene inserito nella pelvi renale attraverso la parete addominale.

Catetere di Malecot

Catetere di Malecot: è un tubo progettato per essere utilizzato per il drenaggio temporaneo a seguito di una procedura medica o di problemi come incontinenza o calcoli renali. Questi cateteri sono caratterizzati da un design ad alette, con piccole alette all’estremità del catetere. Le alette stabilizzano il catetere tenendolo in posizione, riducendo il rischio che scivoli o si sposti.

Catetere di Council

Catetere di Council:  I cateteri con punta di Council hanno un foro all’estremità che permette di guidare il catetere in vescica su un filo guida quando il posizionamento del catetere è altrimenti difficile.

Risorse Materiali:

  • Occorrente per l’igiene intima (padella, spugnette pre-insaponate, brocca con acqua tiepida, traversine monouso, asciugamano personalizzato o panni carta monouso)
  • Carrello o tavolino servitore
  • Kit per cateterismo vescicale
  • Cateteri vescicali di differente calibro
  • Sacca di raccolta a circuito chiuso sterile per urine
  • Guanti monouso sterili
  • Ausili per garantire la privacy (paravento o tendina)
  • Contenitori per smaltimento rifiuti pericolosi a rischio infettivo
  • Cerotti in TNT per fissaggio catetere
Inserimento del catetere vescicale - tabella fissa
AZIONEMOTIVAZIONE
Informare il paziente Ottenere la collaborazione e consenso
Preparare il materiale occorrente per l'esecuzione dell'igiene intima e della procedura d'inserimento del C.V. Avere a disposizione tutto il materiale necessario per la procedura
Posizionare il paravento o tendina Garantire la privacy
Eseguire il lavaggio sociale delle mani di chi esegue l'igiene intima Ridurre le infezioni crociate
Posizionare il paziente ed eseguire l'igiene intima nel paziente non autosufficiente o invitare il pz. autosufficiente all'esecuzione dell'igiene intima, spiegando l'importanza dell'accurata pulizia dei genitali Garantire un'adeguata detersione dell'area genitale eliminando la presenza di secrezioni abbattendo la carica microbica e favorire l'azione dell'antisettico
Ricondizionare e smaltire il materiale utilizzato per l'igiene intima Rendere l'ambiente igienicamente idoneo per la prosecuzione della procedura
Eseguire il lavaggio antisettico delle mani dell'operatore che inserisce il C.V. ed eseguire una decontaminazione alcolica delle mani dell'aiutante Ridurre il rischio di infezioni
Aprire la confezione del kit mantenendo l'asepsi ed allestire il campo sterile con il primo telino Evitare la contaminazione del materiale sterile contenuto nel Kit
Operatore:
Indossare il primo paio di guanti sterili e disporre il materiale necessario sul campo sterile
Agevolare la procedura d'inserimento del C.V.
Aiutante:
Indossare un paio di guanti monouso non sterili e posizionare il paziente uomo: supino; donna: posizione ginecologica ed aiutare il paziente a mantenere la posizione
Favorire la procedura d'inserimento del C.V.
Operatore: posizionare il telino fenestrato: uomo apertura rivolta verso l'alto; donna apertura rivolta verso il basso) ed ampliare il campo posizionando il secondo telino tra le cosce Delimitare la zona dei genitali nella procedura d'inserimento del C.V. mantenendo un ampio campo sterile
Operatore: distribuire parte del lubrificante contenuto nella siringa su una garza sterile per la cateterizzazione nell'uomo, aprire e versare l'antisettico sui tamponi e quadretti di garza Agevolare la procedura in asepsi
Inserimento del catetere vescicale procedura 2 - tabella fissa
AZIONEMOTIVAZIONE
Operatore:
Procedere all'antisepsi del meato urinario utilizzando eventualmente la pinza sterile contenuta nel Kit:
nell'uomo: con la mano non dominante afferrare il pene, retraendo il prepuzio e scoprendo il glande, eseguire l'antisepsi con quadretto/tampone imbevuto di antisettico procedendo con movimenti rotatori dal meato verso la base senza mai tornare indietro. Cambiare il tampone ad ogni passaggio per un totale di tre passaggi lasciando la garza adesa al meato uretrale.
nella donna: con la mano non dominante separare le grandi labbra, eseguire l'antisepsi con un primo quadretto- tampone a destra e con un altro a sinistra, proseguire utilizzando altri 2 quadretti-tamponi sulle piccole labbra come sopra ed infine lasciare sul meato uretrale l'ultima garza adesa.
Eseguire una efficace antisepsi riduce la carica batterica nel punto d'introduzione del catetere.
L'uso di tutte le garze e tamponi garantisce l'asepsi del campo sterile e riduce la possibilità di contaminazione relativa al riutilizzo di garze/tamponi contaminati.
Lasciare l'ultima garza adesa al meato urinario consente la persistenza dell'azione dell'antisettico
Operatore:
nell'uomo lubrificare l'uretra introducendo il cono della siringa che contiene la rimanente parte di lubrificante
Sfilare il primo paio di guanti, eseguire la decontaminazione alcolica delle mani e indossare il secondo paio di guanti sterili.
Facilitare l'introduzione del catetere riducendo il fastidio per il paziente e i possibili traumi della mucosa uretrale.
Abbattere la flora microbica dalle mani dell'operatore ed evitare la contaminazione dei successivi dispositivi
Aiutante:
Aprire la confezione della sacca sterile raccolta urine e del catetere vescicale lasciandoli cadere sul campo sterile Operatore:
collegare la sacca al catetere. nell'uomo: lubrificare il catetere lungo il suo percorso con parte del gel depositato precedentemente sulla garza. nella donna: con tutto il quantitativo di gel contenuto nella siringa lungo il percorso del catetere partendo dall'estremità distale fino a circa metà della sua lunghezza.
Mantenere sterili i dispositivi
Allestire e garantire il circuito chiuso sterile.
Facilitare l'introduzione del catetere riducendo il fastidio per i pazienti e i possibili traumi della mucosa uretrale.
Aiutante:
Aprire la confezione della sacca sterile raccolta urine e del catetere vescicale lasciandoli cadere sul campo sterile Operatore:
collegare la sacca al catetere. nell'uomo: lubrificare il catetere lungo il suo percorso con parte del gel depositato precedentemente sulla garza. nella donna: con tutto il quantitativo di gel contenuto nella siringa lungo il percorso del catetere partendo dall'estremità distale fino a circa metà della sua lunghezza.
Mantenere sterili i dispositivi
Allestire e garantire il circuito chiuso sterile.
Facilitare l'introduzione del catetere riducendo il fastidio per i pazienti e i possibili traumi della mucosa uretrale.
Inserimento del catetere vescicale procedura 3 - tabella fissa
AZIONEMOTIVAZIONE
Operatore:
nell'uomo: Tenere il pene tra l'indice ed il medio in posizione perpendicolare all'addome leggermente in trazione e introdurre il C.V. sino a percepire una resistenza (uretra bulbare) abbassare il pene stirandolo e procedere con l'introduzione del C.V. sino a percepire una seconda resistenza (zona prostatica) continuare con delicatezza sino ad avvertire un vuoto dovuto al superamento del collo vescicale sino alla prossimità della biforcazione con la valvola di riempimento del palloncino
nella donna: divaricare con una mano le grandi e piccole labbra per avere una visione del meato (dita a forbice) inserire il C.V.
Favorire l'introduzione del C.V. fino all'uretra bulbare ed evitare traumi.
Favorire il percorso del C.V. in uretra prostatica
Assicurare che il C.V. sia completamente in vescica
Operatore:
Collegare la siringa pre-riempita con acqua sterile alla valvola di gonfiaggio e iniettare la soluzione nella quantità riportata sulla parte terminale del catetere; infine ritirare delicatamente verso l'esterno il C.V. sino ad avvertire la resistenza del collo vescicale.
Assicurare l'ancoraggio del catetere al collo vescicale
Operatore:
Durante lo svuotamento della vescica verificare l'aspetto quali-quantitativo dell'urina sospendendo il deflusso a circa 500-600ml
Segnalare la presenza di eventuali alterazioni cromatiche delle urine ed evitare lo
svuotamento repentino della vescica
Operatore:
Fissare il C.V.
nell'uomo: sopra l'addome
nella donna: sopra e/o internamente la coscia
Evitare trazioni del C.V. e decubiti nella zona genitale
Operatore:
Informare il paziente sull'uso corretto del C.V. e sul comportamento da adottare (vedi raccomandazioni)
Evitare danno o complicanze, e prevenire comportamenti scorretti, possibili cause di infezione. Informare il paziente per ridurre al minimo il disagio relativo alla presenza in sito del C.V.
Operatore e Aiutante:
Eliminare il materiale monouso e ricondizionare l'ambiente.
Rendere l' ambiente igienicamente idoneo per le successive procedure
Operatore e Aiutante:
Eseguire il lavaggio delle mani.
Prevenire il rischio infettivo.
Operatore:
Trascrivere sulla documentazione clinica l'indicazione al cateterismo, la data di inserimento, il tipo e il calibro del C.V.
Certificare le prestazioni.

Un catetere che viene lasciato in posizione per più di un breve periodo di tempo è generalmente collegato a una sacca di drenaggio per raccogliere l’urina. Ciò consente anche la misurazione del volume di urina prodotto dal paziente. La scelta del catetere urinario e del sistema di drenaggio più appropriato è un fattore molto importante per il comfort del paziente. Una scelta non corretta può comportare una serie di problemi e disagi inutili per il paziente associati al catetere.

Esiste una vasta gamma di cateteri, materiali e sistemi di drenaggio commercializzati da diverse aziende. In linea di massima esistono, invece, tre tipi di sacche di drenaggio.

La prima è una “sacca urine da gamba”, un dispositivo di drenaggio più piccolo che viene agganciato con delle fasce elastiche alla gamba. Una sacca da gamba di solito è portata dal paziente durante il giorno, in quanto si posiziona discretamente sotto i pantaloni o le gonne, e si svuota facilmente in una toilette.

Il secondo tipo di sacca di drenaggio, la “sacca urine da letto”, è un sacchetto urine più grande che può essere utilizzato durante la notte. Questo dispositivo viene appeso a un gancio sotto il letto del paziente. La sacca non deve mai essere collocata sul pavimento, a causa del rischio di infezione batterica.

Il terzo e ultimo tipo di sacca di drenaggio, la “sacca urine addominale”, viene fissata intorno alla vita. Questa sacca può essere indossata in ogni momento. Può essere indossata sotto la biancheria intima del paziente per far sì che passi completamente inosservata.

Durante un uso a lungo termine, il catetere può essere lasciato in posizione per molti giorni e settimane. Il paziente può essere istruito sulla procedura di posizionamento di un catetere per il tempo necessario per svuotare la vescica e quindi sulla sua rimozione. Questa procedura è nota come auto-cateterismo intermittente. I pazienti che sono stati sottoposti a interventi di chirurgia maggiore sono spesso cateterizzati e possono rimanere così per qualche tempo.

Talvolta il paziente può richiedere l’irrigazione della vescica con soluzione salina sterile iniettata attraverso il catetere per lavare e rimuovere coaguli di sangue, sedimento o altri materiali che vengono drenati con difficoltà e che potrebbero occludere il catetere.

Durante l’inserimento del catetere bisogna far in modo che la vescica non si svuoti troppo velocemente, clampando il catetere dopo i primi 600 cc e dopo ogni 300 cc per 30 minuti, in quanto altrimenti si può incorrere a emorragia ex vacuo e dalla reazione ipotensiva generalizzata fino al collasso.

La gestione corretta di un catetere vescicale (a domicilio o in ambiente di degenza) richiede di:

  • mantenere la sacca di raccolta sempre sotto il livello della vescica (anche quando in carrozzina),
  • non scollegare mai il circuito,
  • curare l’igiene intima quotidiana con acqua e sapone neutro e
  • bere molta acqua per favorire un flusso regolare di urina.

Norme Igieniche

  • Lavarsi le mani con acqua e sapone prima e dopo ogni contatto con il sistema.
  • Lavare i genitali esterni due volte al giorno e dopo ogni evacuazione, muovendosi dall’avanti all’indietro.
  • Tenere fermo il tubicino con una mano vicino all’origine per evitare di tirarlo durante il lavaggio.

Gestione del Flusso e della Sacca

  • Posizionare la sacca sempre più in basso rispetto alla vescica (mai sopra la vita) per evitare il reflusso dell’urina, con rischi di infezioni delle vie urinarie e possibili ostruzioni (specie transitorie) del flusso.
  • Evitare pieghe o torsioni del tubo di raccordo e fai attenzione che il paziente non si sieda o si sdrai sopra il tubo (rischio di chiusura del tubo, ritenzione urinaria).
  • Svuotare regolarmente la sacca prima che sia completamente piena usando il rubinetto inferiore, senza toccare il pavimento o altre superfici. Ideale lo svuotamento ad orari quotidiani fissi, al fine di monitorare la diuresi
  • Non scollegare mai la sacca dal catetere per prevenire infezioni batteriche.

Stile di Vita e Accorgimenti

  • Bere liquidi in abbondanza (circa 2 litri al giorno, salvo diversa indicazione medica) per mantenere le urine fluide.
  • Fare attenzione ai movimenti durante la mobilitazione o il passaggio in carrozzina per non strattonare il presidio.
  • Fissa il catetere alla gamba con un apposito cerotto o supporto per evitare trazioni sull’uretra.
  • Non posizionare mai a terra il sacchetto

Quando Contattare il Medico o l’Infermiere

  • Assenza totale di urina nella sacca per diverse ore (possibile ostruzione).
  • Fuoriuscita di urina attorno al punto di inserzione del catetere.
  • Presenza di febbre, brividi, dolori addominali o urine molto torbide e con cattivo odore.
  • Presenza improvvisa di sangue vivo o coaguli consistenti nel tubicino.

Il ricorso alla cateterizzazione vescicale risulta essere una procedura da utilizzare solo nei casi necessari, risultando così fondamentale definire rigorose indicazioni e controindicazioni a tale utilizzo.

Indicazioni alla Cateterizzazione:

  • Ritenzione o ostruzione urinaria acuta: I cateteri urinari sono indicati per la gestione della ritenzione urinaria acuta del tratto urinario inferiore, come la ritenzione urinaria da farmaci o da vescica neurogena acuta. Sono indicati nelle ostruzioni acute (come nel caso di ri-acutizzazione di ipertrofia prostatica, da ostruzione da coaguli e\o l’episodio ritentivo acuto successivo alla rimozione del catetere vescicale) così come in quelle croniche (neoplasie, calcolosi ecc.). in caso di assenza di ostruzione vescicale, il posizionamento del c.v. più appropriato risulta essere quello ad intermittenza.
  • Presenza di ferite perineali e\o lesioni da pressione sacrali, specie se di stadi superiori al II. Questo in quanto mantenere la zona lesionata non a contatto con le urine risulta necessario per il miglioramento delle lesioni stesse.
  • Monitoraggio accurato dalla quantità di urine prodotte in pazienti critici (es: nel corso di episodi di insufficienza cardio-respiratoria) e\o terminali, ma anche routinariamente se non sono possibili strategie alternative.
  • Uso peri-operatorio in specifici interventi chirurgici: nei casi di interventi chirurgici prolungati o in pazienti critici e\o con labile compenso cardiologico o necessitanti interventi in ambito genito-urinario. Ma non in caso di anestesia epidurale e\o semplice analgesia.
  • Confort a fine vita: indicazione di buon senso, ma il suo uso deve essere valutato anche sulla base del reale distress e dei reali benefici, senza dimenticare la non sempre accettazione del catetere vescicale da parte di Pazienti, Ospiti e\o Familiari.
  • Gestione del dolore: al fine di ridurre la necessità di movimento attivo e\o passivo del Paziente, ma solo per il periodo necessario.
  • Svuotamento della vescica: allorquando non realizzato o realizzabile con altre strategie
  • Immobilizzazione prolungata: I cateteri urinari a permanenza possono essere utilizzati quando i pazienti richiedono un’immobilizzazione prolungata rigorosa a seguito di tipi specifici di traumi o interventi chirurgici. Gli esempi includono instabilità della colonna vertebrale toracica o lombare, lesioni traumatiche multiple come fratture pelviche e fratture acute dell’anca quando esiste il rischio di spostamento con il movimento prima della riparazione chirurgica. Alla pari nel caso di obesità patologica e\o difficoltà di mobilizzazione.
  • Prelievo campione urine: utilità/necessità in caso di raccolta singola o per 24 ore nei casi in cui non possono essere utilizzate altre strategie.

Controindicazioni alla Cateterizzazione (o situazioni da valutare caso per caso):

  • Assenza di lesioni da pressione in Pazienti allettati ed incontinenti
  • Monitoraggio della diuresi nei casi in cui sia ottenibile con altre modalità
  • Uso prolungato oltre le 24 ore, in assenza di altre motivazioni (presenza o elevato rischio di lesioni da pressione, lesioni uretrali ecc.)
  • Confusione e/o Demenza, specie nei casi in cui risulta elevato il rischio di auto-rimozione complicata da parte del Paziente
  • Richiesta non motivata da parte dei Familiari-Caregivers
  • Riduzione delle cadute
  • Valutazione del residuo post-minzionale
  • Prevenzione infezioni urinarie
  • Semplice riposo a letto
  • Raccolta urine nei casi in cui sia possibile ottenerla con altre strategie
  • Prolungato post-operatorio (se non più indicato)
  • Prolungato utilizzo per obesità e/o malattie intercorrenti (se non più indicato)
  • Cambiamento da setting (ad esempio da reparti sanitari a nuclei assistenziali)

Successivamente alla rimozione del Catetere (od a patologie funzionali vescicali) la ginnastica vescicale rappresenta un programma di rieducazione comportamentale per regolare gli intervalli tra le minzioni e migliorare il controllo della vescica.

 

Significati e Contesti

Effetti dell’uso a lungo termine

Disturbi precoci da cateterizzazione

In alcuni pazienti l’inserimento e la rimozione di un catetere provocano dolori lancinanti. Per questo motivo viene utilizzato in genere un anestetico ad azione locale (ad esempio lidocaina gel o simili). Il cateterismo vescicale non è una procedura semplice e dovrebbe essere eseguito in modo sterile da personale sanitario qualificato, utilizzando dispositivi appositamente progettati per questo scopo.

L’unica eccezione è rappresentata dall’auto-cateterismo intermittente in cui è il paziente stesso che è stato istruito e formato per eseguire la procedura in modo autonomo. L’auto-cateterismo intermittente viene eseguito dal paziente 4-6 volte al giorno, con una tecnica che nella maggior parte dei casi appare corretta e sufficientemente asettica. Gli infermieri debbono ricorrere a una tecnica sterile per eseguire il cateterismo intermittente in ambito ospedaliero.

Una tecnica non corretta può causare traumi dell’uretra o della prostata, infezioni delle vie urinarie, o una parafimosi nel maschio non circonciso. Per i pazienti con lesioni del midollo spinale e disfunzione vescicale (vescica neurologica), il cateterismo intermittente è un metodo standard per lo svuotamento della vescica. La tecnica è sicura ed efficace e determina buoni risultati sia a livello del rene sia del tratto urinario, comportando una riduzione del reflusso vescico-ureterale e un miglioramento della continenza.
Oltre ai vantaggi clinici, la qualità di vita del paziente è esaltata dalla maggiore indipendenza e sicurezza offerta dall’auto-cateterismo.  La durata della cateterizzazione può avere una grande importanza e impatto sulla qualità di vita del paziente. Anche l’atteggiamento sull’uso dei cateteri urinari negli anziani in cura domiciliare è molto variabile da paese a paese e fra i diversi stati europei.

I pazienti incontinenti possono essere avviati verso un cateterismo permanente per molteplici motivi: talvolta si tratta di ragioni ‘nobili’ (ad esempio la ricerca di una maggiore autonomia e riduzione del disagio sociale) altre meno (minore necessità assistenziale, riduzione dei costi delle cure e simili). 

In ogni caso, a lungo termine, il cateterismo comporta un rischio significativo di infezione del tratto urinario. Questo è particolarmente vero negli anziani fragili, sia che siano accuditi a domicilio, sia istituzionalizzati od ospedalizzati.

A causa di questo rischio elevato la cateterizzazione è l’ultima risorsa per la gestione dell’incontinenza. A essa ci si dive rivolgere solo quando le altre misure si sono rivelate inefficaci o comunque non praticabili, preferendo, ogni qual volta è possibile, la cateterizzazione intermittente.

L’aumento delle infezioni del tratto urinario è significativo e statisticamente correlato all’inserimento dei cateteri urinari. Da uno studio del 1997 è emerso che il 100 % dei pazienti sviluppa una infezione del tratto urinario entro 30 giorni dalla cateterizzazione.

Altre complicanze a lungo termine, oltre all’infezione delle vie urinarie, possono includere gravi infezioni del sangue (sepsi), lesioni uretrali, lesioni cutanee, calcoli alla vescica e sangue nelle urine (ematuria).

Un catetere a dimora per molti mesi o anni, anche se periodicamente sostituito e strutturalmente di tipo molle (ad esempio al silicone o lattice), può causare decubito: in altre parole è possibile che, nel maschio, si formi una lesione da pressione prima sul glande e successivamente in direzione dell’angolo peno-scrotale con il rischio concreto che si formi una stenosi uretrale.

Dopo molti anni di utilizzo del catetere l’incidenza di cancro alla vescica tende ad aumentare.

 

Prevenzione delle infezioni

La cura quotidiana del catetere e della sacca di raccolta delle urine sono fondamentali per ridurre il rischio di infezione.

Le principali precauzioni per la prevenzione delle infezioni includono:

  • Attenta pulizia della zona uretrale (la regione corporea da cui fuoriesce il catetere) e del catetere stesso.
  • Lavaggio delle mani: la disconnessione della sacca di drenaggio dal catetere deve essere eseguita solo con le mani pulite!
  • Scollegare la sacca di drenaggio dal catetere il più raramente possible.
  • Mantenere i dispositivi di drenaggio, di collegamento, i tappi o valvole per catetere e la sacca di raccolta delle urine i più puliti possibile e cambiarli periodicamente.
  • Utilizzo di un catetere sottile, in ogni paziente in cui è possibile, per ridurre il rischio di danneggiare l’uretra durante l’inserimento.
  • Adeguata idratazione: è bene bere liquido a sufficienza per produrre almeno due litri di urina al giorno: le urine diluite ‘lavano’ le vie urinarie e i dispositivi correlati alla cateterizzazione rendendo meno probabile una colonizzazione batterica.
  • Rivalutazione continua sulla reale necessità di mantenere un catetere vescicale a dimora.
  • Interventi di tipo educativo e formativo del paziente e del personale assistenziale.
  • L’attività sessuale presenta un rischio molto elevato per le infezioni urinarie, in particolare per le donne cateterizzate.

I recenti sviluppi nel campo dei test prostatici sono stati visti come una possibile alternativa alla cateterizzazione a permanenza e alle infezioni associate al loro uso.

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