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Intendiamo come Disfagia l’alterazione dell’atto della Deglutizione, l’abilità, cioè, di convogliare sostanze solide, liquide, gassose o miste dall’esterno allo stomaco. Questa funzione è collegata e coordinata ad altre quali la respirazione, la fonazione, l’articolazione, la comunicazione ed il sistema nervoso.
Il processo della deglutizione è il risultato di una complessa serie di eventi coordinati tra di loro, alla quale contribuiscono ben 55 muscoli. Quest’ultima osservazione, già da sola, ci fa intuire come la deglutizione rappresenti un meccanismo particolarmente fine e complesso, ma anche come sia frequentemente alterabile da numerose situazioni patologiche.
Riconosciamo generalmente tre fasi della Disfagia:
La disfagia è, quindi, definita come un’alterazione del processo di deglutizione, che si articola in tre fasi: orale, faringea ed esofagea. L’individuazione della sede del disturbo è fondamentale per orientare la valutazione diagnostica.
La disfagia orale e quella faringea sono principalmente associate a malattie neurologiche croniche, nonché a cause strutturali come il diverticolo di Zenker, alcune neoplasie o fattori correlati a farmaci. La disfagia esofagea, invece, può derivare da ostruzioni (stenosi, anelli di Schatzki, tumori), disturbi della motilità (acalasia, spasmo esofageo distale) o processi infiammatori, tra cui le cause più comuni sono la malattia da reflusso gastroesofageo e l’esofagite eosinofila.
La disfagia è considerata comune e sembra essere in aumento in tutto il mondo, a causa dell’incremento delle Persone Anziane e delle Patologie Neuro-Degenerative. Nonostante le attuali conoscenze, la Disfagia potrebbe risultare misconociuta.
La valutazione clinica iniziale, basata sui sintomi, è utile per orientare ulteriori indagini diagnostiche. In caso di sospetta disfagia orale e faringea, è opportuno eseguire una laringoscopia e indirizzare il paziente inizialmente aa una logopedista. In caso di sospetta disfagia esofagea, si raccomandano endoscopia ed esofagografia. Il monitoraggio pH-impedenziometrico, la manometria e la tomografia computerizzata sono indicati quando si sospettano diagnosi specifiche.
La disfagia può essere classificata come orofaringea o esofagea. Nei pazienti con difficoltà di deglutizione, è importante determinare se la disfagia sia orofaringea o esofagea.:
A livello funzionale si distingue anche tra:
La disfagia orofaringea si manifesta con difficoltà nell’iniziare la deglutizione, tosse, soffocamento o aspirazione, ed è più comunemente causata da condizioni neurologiche croniche come ictus, morbo di Parkinson o demenza. I sintomi devono essere valutati accuratamente a causa del rischio di aspirazione.
I pazienti con disfagia esofagea possono riferire una sensazione di cibo bloccato dopo la deglutizione. Questa condizione è più comunemente causata da malattia da reflusso gastroesofageo e disturbi funzionali dell’esofago. L’esofagite eosinofila è scatenata da allergeni alimentari ed è sempre più diffusa; per la diagnosi è necessario eseguire una biopsia esofagea. I disturbi della motilità esofagea come l’acalasia sono relativamente rari e potrebbero essere sovradiagnosticati. La disfunzione esofagea indotta da oppioidi sta diventando sempre più comune. L’esofagogastroduodenoscopia è raccomandata per la valutazione iniziale della disfagia esofagea, con l’esofagografia con bario come esame complementare. Il cancro esofageo e altre patologie gravi hanno una bassa prevalenza e, nei pazienti a basso rischio, gli esami diagnostici possono essere rimandati durante una prova di quattro settimane con terapia antiacida.
Molti anziani fragili con malattie neurologiche progressive presentano una disfagia significativa ma non riconosciuta, che aumenta notevolmente il rischio di polmonite da aspirazione e malnutrizione. In questi pazienti, la diagnosi di disfagia dovrebbe indurre a una discussione sugli obiettivi di cura prima di prendere in considerazione interventi potenzialmente dannosi. Logopedisti e altri specialisti, in collaborazione con i medici di base, possono fornire valutazioni strutturate e formulare raccomandazioni appropriate per una deglutizione sicura, cure palliative o riabilitazione.
I Test più utilizzati per la Diagnosi di Disfagia sono:
(vedasi anche Valutazione Multi-Dimensionale).
Consistenze, cosa sono? Quante sono? (da disfaemangia.it)
La consistenza, o densità, è il principale elemento di differenziazione degli alimenti. Da un punto di vista fisico gli alimenti possono avere consistenze ben diverse e possono essere distinti in liquidi e solidi. Queste 2 categorie possono a loro volta essere suddivise ulteriormente fino ad ottenere i liquidi, liquidi densi, semi-liquidi, semisolidi e i solidi.
Qual è la differenza principale tra liquidi e liquidi densi?
La presenza, nella seconda, di sostanze in aggiunta all’acqua, quindi di elementi potenzialmente pericolosi nei casi di aspirazione. Proprio per questo motivo l’acqua è l’unico elemento che in caso di aspirazione non porta a complicanze infiammatorie a livello dell’apparato bronco-polmonare.
Passando dalla consistenza semi-liquida a quella solida la fase di preparazione orale richiede sempre maggior attivazione muscolare ed è sempre più elaborata. I liquidi sono l’unica consistenza in cui la fase di preparazione orale non è presente.
A seconda della condizione clinica del paziente è necessario usare determinati modificatori di consistenza piuttosto che altri, fondamentali per ottenere la consistenza che permette al paziente di alimentarsi in sicurezza. In base alla consistenza finale da ottenere è necessario utilizzare addensanti piuttosto che diluenti.
Vi sono inoltre alimenti come la pastina in brodo che vengono definiti a doppia consistenza perché formati da particelle con densità diverse. Sono alimenti da evitare in caso di disfagia perchè di difficile gestione: si tratta di alimenti che richiedono meccanismi di masticazione e deglutizione diversi.
Ma andiamo al dunque con esempi pratici.
Adattato da disfaemangia.it
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