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Da alcuni decenni un termine, verosimilmente infelice, ha cambiato l’organizzazione assistenziale alle Persone Anziani (specie se Fragili): si tratta di Badante, letteralmente “Persona, priva di particolari qualificazioni professionali, che accudisce (“bada”) anziani, malati o persone non autosufficienti” (Encicl. Treccani). Ecco così che le (i) Badanti hanno incominciato a dominare il Mondo dell’Assistenza, insieme all’altro termine di altrettanta nuova creazione (Caregiver). (ieri ed oggi)
Negli anni, soprattutto negli ultimi, è cresciuta la coscienza che chi deve assistere deve essere anche formato, anche se non dobbiamo dimenticare come una non minima percentuale dei Badanti Stranieri siano dotati di un qualche Titolo di Studio Sanitario od Assistenziale non (ancora) riconoscibile nel nostro Paese. Da qui la creazione della Figura dell’Assistente Familiare, per i quali sono previsti dei Corsi qualificanti ed abilitanti, talora anche finanziati da qualche Ente Regionale o Statale. (oggi e domani).
Manifesto Corso citato
Parallelamente all’assistenza geriatrica fornita nelle strutture sanitarie ed assistenziali esiste il vasto settore dell’assistenza continuativa a domicilio alle persone anziane ed invalide, da tempo di pressoché esclusiva competenza di personale femminile straniero, extracomunitario in particolare.
Si tratta di un fenomeno sociale particolarmente vasto che ha determinato da un lato la creazione di una nuova figura professionale, la cosiddetta “badante” (termine certamente infelice ma di pratica comune) e dall’altro la definizione di precise regole legali, soprattutto contrattuali.
Nello specifico caso italiano queste mansioni sono svolte principalmente dalle donne Est europee, dalle latino americane e dalle asiatiche (anche se negli ultimi anni le percentuali di Badanti Italiane e\o di sesso maschile siano in aumento).
Come segnalato da singoli appositi Osservatori Regionali, si tratta di persone di sesso prevalentemente femminile, di età media che supera i 35 anni, in 1 caso su 3 appartenenti a famiglie spezzate per matrimonio o separazione, spesso con figli a carico e dotate di un livello culturale e formativo talora superiori a quelli richiesti per l’attuale mansione e per le quali l’attività di “badante” rappresenta l’ideale per realizzare un profitto economico con il tempo trasformabile in aiuti a quei familiari (mariti, figli, fratelli ecc.) rimasti nel paese d’origine in cambio di uno stile di vita monotono e probabilmente condotto in condizioni disagiate.
Tutto ciò però ha un impagabile vantaggio pratico: il permettere di poter mantenere l’anziano a casa propria, tra i ricordi e le cose care di una vita, riducendo anche sensibilmente i sensi di colpa che accompagnano i familiari nella scelta di un inserimento in RSA (Casa di Riposo).
Tale fenomeno è particolarmente esploso negli ultimi anni, tanto che secondo recenti (e non) indagini (a cura del Cergas-Bocconi) le badanti regolarizzate in Italia sarebbero ben più numerose del totale dei dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale, avendo le prime superato le 700.000 unità contro le quasi 670.000 dei secondi. Secondo un’altra ricerca (a cura delle Acli) il totale delle badanti (tra regolarizzate e non) starebbe ormai per raggiungere i 2 milioni in totale (quasi il 50% regolarizzate). Infatti, ai dati ufficiali, si deve sommare tutto il “sommerso” da sempre presente in tale mondo.
Molte abitudini nelle famiglie italiane si sono così dovute progressivamente modificare, al fine di adattarsi alla nuova realtà sociale e culturale, con non poche difficoltà di “reciproca integrazione”.
I pro e i contro a tale fenomeno (che, piaccia e non piaccia, risulta ancora necessario) sono in costante crescita ed in continuo confronto e conflitto.
Da un lato certamente deve essere sottolineato come non sempre le badanti giungano in Italia con una proprietà di lingua e linguaggio che possa garantire un’ottimale gestione del rapporto con l’anziano (che spesso parla solo il dialetto e poco la lingua italiana) e come la “cultura (anche assistenziale) dell’Anziano”, frequente nel nostro Paese noto per essere un Paese di Anziani, sia pressochè assente in quei Paesi cosiddetti emergenti, da cui provengono le badanti, con le prevedibili difficoltà del caso.
Dall’altro devono essere invece ricordate la difficoltà, la monotonia e lo stress di tale attività, spesso delegata per numerose ore al giorno a persone che vengono utilizzate soprattutto quando non sono presenti valide alternative di assistenza alla loro presenza.
Nonostante tutte le attuali possibili regolamentazioni normative e contrattuali, anche quando le richieste risultano essere esorbitanti, spropositate, nonchè accolte per necessità, sono sempre più numerose le “cause di lavoro” tra badanti e pensionati per contenziosi (più o meno giustificati) relativi agli accordi di lavoro. Questo dovrebbe almeno mettere in crisi d’identità i dirigenti stessi dei sindacati, considerando che se da un lato c’è chi chiede “aiuto e assistenza alle giovani immigrate”, dall’altro “non c’è un vero e proprio datore di lavoro, ma dei soggetti fragili, spesso economicamente poco dotati, parte integrante della nostra stessa storia e che così va trattata, con grande riguardo e sensibilità”.
L’importante ruolo e funzione sociale delle badanti ha attivato nel corso degli ultimi anni numerose iniziative culturali e formative: dalla realizzazione di videocassette informative e formative sulle tecniche assistenziali di base, a quella di appositi vocabolari e dizionari multietnici, ad appositi Corsi di Formazione con rilascio di patentini ed iscrizioni ad apposite liste ed albi, fino alla creazione di appositi Sportelli per le Badanti nonchè di produzioni teatrali e cinematografiche aventi come oggetto proprio le badanti, le loro storie ed il proprio lavoro. In ultimo segnaliamo una pregressa iniziativa editoriale (meritevole ma durata, pare, poco) de “La Rivista della Badante” 1 (e “La Rivista della Badante” 2).
Tra i principali punti di forza dell’assistenza domiciliare si ricordano:
I punti di debolezza sono però numerosi, a tale proposito si ricordano:
Ci sono poi altri fattori che ci fanno capire che in futuro la disponibilità di queste donne a migrare nel nostro paese e ad accettare condizioni di lavoro disagiate potrebbe ridursi, per questo è importante pensare ad altre ipotesi di soluzione. Questi fattori sono:
La Società Italiana di Gerontologia e Geriatria ha stilato dieci regole d’oro della brava badante, figura centrale per le famiglie che hanno un anziano da accudire:
L’Assistente Familiare è ormai una Figura Professionale (Non Sanitaria) le cui competenze ed il cui percorso formativo sono ormai ben noti e consolidati.
Per meglio comprendere tale Figura prendiamo come riferimento e riportiamo integralmente la Normativa della Regione Piemonte, compresa all’interno della definizione di Corsi Formativi e Qualificanti per Assistenti Familiari.
Dati Generali
Il corso si prefigge l’obiettivo di fornire le conoscenze e gli approfondimenti necessari per lo svolgimento di attività di aiuto e di assistenza a persone in stato di bisogno presso il loro domicilio.
In particolare, si forniranno ai corsisti strumenti affinché possano svolgere attività di carattere domestico e di assistenza alla persona, di supporto alla vita di relazione, di accompagnamento per l’accesso ai servizi sanitari e sociali, di collaborazione con gli altri professionisti e i familiari coinvolti.
In sintesi, il percorso prevede la seguente organizzazione:
Prova di Ingresso o di orientamento: Colloquio Motivazionale
– 132 ore di lezioni teoriche e pratiche
– 60 ore di stage
– 8 ore di prova finale per il rilascio della qualifica.
Destinatari
Soggetti over-18 anni, in possesso di Licenza Media Inferiore
Figure/Profili/Obiettivi del Percorso
L’assistente familiare svolge in famiglia, a domicilio, attività indirizzate a fornire aiuto ed assistenza a persone:
In particolare svolge:
Competenze Digitali Trasversali – L’obiettivo professionalizzante è costituito da più competenze modulabili. La finalità è di soddisfare l’esigenza di una formazione di base per molteplici profili sia di carattere informatico che non strettamente informatici. Le competenze presenti nel profilo possono essere utilizzate individualmente contestualizzandole all’interno dei percorsi professionali presenti nel repertorio. È consentito l’utilizzo parziale del profilo.
La formazione generale alla salute e sicurezza per i lavoratori (con esclusione del comparto costruzioni) si pone l’obiettivo di fare acquisire competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda. La parte generale è di tipo trasversale e dà credito formativo permanente. La parte generale dovrà essere integrata con una seconda parte definita secondo la specificità del rischio della mansione svolta dal lavoratore.
La formazione specifica alla salute e sicurezza per i lavoratori (con esclusione del comparto costruzioni) si pone l’obiettivo di fare acquisire competenze specifiche per lo svolgimento in sicurezza delle mansioni esercitate dal lavoratore in azienda.
La competenza riferita all’orientamento è finalizzata a mettere in grado gli studenti di descrivere le proprie risorse, personali e professionali, ad elencare i vincoli e le opportunità del contesto educativo e formativo, a descrivere ed argomentare il progetto personale, formativo e professionale, con l’obiettivo del successo formativo come pre-requisito per l’occupabilità. La scelta del percorso di formazione professionale, nell’ambito del quale investire le risorse personali, si inserisce in un progetto di vita più ampio grazie al quale il soggetto si proietta consapevolmente nel proprio futuro, sia in rapporto ai valori ed ai modelli individuati e consapevolmente assunti, sia in rapporto alle opportunità e ai vincoli posti dall’ambiente relazionale, sociale, lavorativo e professionale.
La competenza riferita alle pari opportunità è finalizzata ad integrare i concetti e gli strumenti delle pari opportunità nel sistema formativo ed educativo attraverso interventi di informazione, sensibilizzazione e formazione.
Le competenze riferite allo sviluppo sostenibile sono finalizzate a sviluppare consapevolezza, responsabilità e iniziativa personale/professionale sui temi della difesa dell’ambiente e del risparmio energetico, spendibili nella vita quotidiana e nell’attività lavorativa, tramite l’utilizzo e l’implementazione di strumenti, tecniche e tecnologie innovative
L’obiettivo professionalizzante è costituito da più competenze modulabili. La finalità è di soddisfare l’esigenza di una formazione di base per molteplici profili sia di carattere informatico che non strettamente informatici. In particolare, pone le basi per: l’utilizzo consapevole dell’ambiente operativo e dell’accesso ad Internet a livello utente; l’utilizzo degli applicativi nell’ambito dell’automazione di ufficio; la programmazione strutturata e ad oggetti; la connessione di dispositivi ad una rete.
Strumenti e Modalità
Omissis (riguarda materiali in dotazione degli Enti di Formazione: Kit Accoglienza – Kit Igienico-Sanitario – Kit Materiale Didattico – Attrezzatura Professionalizzante – Aula Didattica – Laboratorio di Informatica – Esercitazione Pratica – Lezione Frontale).
Stage
Lo stage costituisce parte integrante dell’intero percorso.
La sua finalità è quella di consentire agli allievi/e di sperimentare e verificare le conoscenze apprese e le proprie abilità a contatto diretto con l’utenza, oltre che facilitarne l’inserimento nel contesto lavorativo. Offre, inoltre, l’opportunità di perfezionare la tecnica professionale.
L’esperienza di stage dovrà consentire di acquisire le capacità di:
Sarà necessario concordare con il tutor aziendale di stage l’identificazione di 2 o 3 ospiti del servizio, con cui poter sperimentare quanto sopra descritto. Si precisa che lo stage dovrà consentire l’acquisizione di capacità e sensibilità che permettano di comprendere i bisogni delle persone e relative proposte assistenziali semplici e non dovrà prevedere invece obiettivi di analisi dell’organizzazione.
Le possibili sedi di stage sono:
Obiettivi
La presenza in stage degli allievi/e sarà monitorata da un tutor del corso, al fine di supportarli/e nell’inserimento lavorativo, attraverso il mantenimento di un costante contatto e di un dialogo proficuo con i responsabili delle sedi di stage e, in particolare, con i referenti di stage individuati nei vari ambiti. Le modalità di accoglienza nei vari ambiti di stage, i contenuti e gli obiettivi, gli orari, i vincoli, le modalità di contatto tra i referenti, le caratteristiche generali (osservazione, affiancamento ecc.) ed i criteri di osservazione/verifica/valutazione, sono concordati e stabiliti con i referenti degli ambiti stessi, in relazione alle competenze specifiche dell’Assistente familiare. Sono concertate con i referenti degli ambiti le modalità di tutoraggio e monitoraggio al fine di raccogliere informazioni utili, con apposita documentazione, per la gestione in itinere dello stage, per migliorare la prestazione e per una valutazione ex-post mirata soprattutto a costituire una base di dati utilizzabili per il perfezionamento di azioni future. L’analisi dell’attività di stage è un’operazione che consiste nel mettere in evidenza i punti di partenza ed i punti di arrivo con un incontro di gruppo dove, tramite un’approfondita discussione, vengono socializzate le varie esperienze, traendo da esse dei punti significativi.
L’attività di verifica è svolta al termine del periodo di esperienza pratica ed è frutto di una ricorrente rilevazione di dati e di informazioni sulle situazioni vissute all’interno di un processo organizzativo.
Per un completamento del processo di apprendimento sarà importante mettere a confronto l’autovalutazione dell’allievo/a con le valutazioni espresse dal tutor formativo e dal tutor aziendale.
– Collegamenti Badanti – Assistenti Familiari
– Libri – Manuali
– Società
– Filmografia
Direttore Responsabile: Dr. Gian Carlo Giuliani
Telefono: (+39) 338-139.36.87
Per inviare materiale per eventuale pubblicazione e\o segnalazioni di Siti, Libri, Corsi ecc.:
Per richiedere o proporre collaborazione professionale (solo in ambito divulgativo-formativo):
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