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Contributo personale del Dr. Luciano Palladino
Psicologo e Formatore in Psicoterapia Autogena. Già Docente Universitario e Scuola Pubblica.
Per molto tempo si è pensato che il cervello, superata una certa età, fosse destinato a un inevitabile declino. Oggi sappiamo che non è così: studi e ricerche continue delle neuroscienze hanno dimostrato che, nonostante l’invecchiamento comporti cambiamenti biologici inevitabili, il cervello conserva per tutta la vita una sorprendente capacità di adattamento e trasformazione.
Nell’ambito scientifico, viene chiamata neuroplasticità: questa è la capacità del sistema nervoso di creare nuove connessioni, modificandosi, adattandosi e modellandosi durante tutta la vita in risposta alle esperienze, alle relazioni e all’ambiente.
E’ la riorganizzazione dell’organismo che ha bisogno dell’intervento attivo del soggetto autoconsapevole e della conseguente capacità di sapersi mettersi in gioco.
Ma come iniziare?
Il primo passo è riconoscere che abbiamo un padrone dentro di noi! Si chiama pilota automatico! E già, altro che intelligenza artificiale questa è una guida organica, naturale, che mette in moto sempre gli stessi schemi, le stesse abitudini, soprattutto quelle che occupano la maggior parte del tempo e dello spazio della nostra vita quotidiana.
C’è una parola presente nei diversi linguaggi scientifici e non solo: Percorso! C’è il percorso terapeutico, quello paesaggistico, quello psicologico e così altre discipline utilizzano questo termine per dare un’immagine specifica della nostra vita in un certo momento. Si tratta del sentiero, del cammino, della via che percorriamo nei nostri giorni. Questo percorso non è sempre così chiaro e visibile nella sua interezza, ma sappiamo che dobbiamo prendercene cura, e più attenzione portiamo nella quotidianità più abbiamo la possibilità di dare senso e significato a quello che succede al nostro corpo, alla nostra e al nostro spirito. Lo sviluppo passa da queste parti!
Tommy Wood, neuroscienziato e medico, professore presso la University of Washington ha recentemente pubblicato il libro “The Stimulated Mind”.
Secondo Tommy Wood, il cervello ha bisogno di tre elementi fondamentali per mantenersi in salute nel tempo: stimolazione, nutrimento e sonno. Tre pilastri che l’autore sintetizza nel cosiddetto Il metodo delle 3S: Stimulation, Supply e Sleep.
Il cervello continua a cambiare per tutta la vita. Uno degli aspetti più interessanti delle neuroscienze moderne riguarda la capacità del cervello di modificarsi anche in età avanzata. Fino a pochi decenni fa si riteneva che il numero di neuroni e le connessioni cerebrali fossero sostanzialmente fissi dopo la giovinezza. Oggi sappiamo che il cervello mantiene una notevole flessibilità: le nostre esperienze quotidiane continuano a influenzare il modo in cui il cervello funziona.
L’osservazione non si ferma a quanti anni abbiamo o come si presenta l’immagine del nostro corpo invecchiato ma come utilizziamo il cervello ogni giorno.
L’autore del libro “The Stimulated Mind: Future-Proof Your Brain from Dementia and Stay Sharp at Any Age”, pubblicato nel 2026. sostiene che il cervello ha bisogno di tre elementi fondamentali per mantenersi in salute nel tempo: stimolazione, adeguato apporto di nutrienti e recupero attraverso il sonno. Attorno a questi pilastri ruotano attività fisica, apprendimento continuo, relazioni sociali e gestione dello stress.
Il sonno aiuta il cervello a recuperare
Dormire non significa semplicemente spegnere il cervello per qualche ora. Durante il sonno si svolgono processi fondamentali per la memoria, l’apprendimento e la salute cerebrale.
Le ricerche degli ultimi anni hanno mostrato che durante il riposo il cervello consolida le informazioni apprese durante il giorno e attiva sistemi che contribuiscono all’eliminazione di sostanze di scarto prodotte dall’attività neuronale.
Una carenza cronica di sonno è stata associata a difficoltà di attenzione, memoria e ragionamento. Per questo il recupero rappresenta uno dei pilastri fondamentali della salute cerebrale.
Piccoli cambiamenti
Anche piccoli cambiamenti possono rappresentare uno stimolo. Modificare un percorso abituale, imparare una nuova abilità manuale, confrontarsi con persone diverse o approfondire un argomento sconosciuto costringe il cervello a costruire nuove connessioni. Secondo Wood, il cervello tende a crescere quando si trova leggermente fuori dalla propria zona di comfort.
Movimento
Fra tutte le strategie studiate dalle neuroscienze, l’attività fisica rappresenta un punto importante. Camminare, andare in bicicletta, nuotare, ballare o praticare esercizi di forza non aiutano soltanto muscoli e cuore. Il movimento aumenta il flusso sanguigno cerebrale e favorisce la produzione di sostanze coinvolte nella crescita e nella sopravvivenza delle cellule nervose.
Numerose ricerche hanno osservato che le persone fisicamente attive tendono a mantenere migliori prestazioni cognitive durante l’invecchiamento rispetto ai coetanei sedentari. La performance fisica non corrisponde a dimostrazioni di capacità ad oltranza, bensì il puro piacere di stare bene nel proprio corpo e sentirsi vitali. Una scelta riconosciuta buona,consapevole e non legata a stereotipi sociali o a comportamenti stereotipati, ma un’approccio alla vita per rendersi più vivi con ritmi assolutamente personali.
Riusciamo a comunicare con il nostro cervello? Riusciamo a fare delle scelte, fuori dal sistema, dando valore alle relazioni sociali, ad un certo tipo di alimentazione e nella gestione dello stress. Conversare, coltivare amicizie, partecipare alla vita della comunità e mantenere interessi condivisi significa esercitare continuamente attenzione, memoria, linguaggio ed empatia.
Anche la dieta contribuisce alla salute cerebrale. Numerosi studi associano il modello alimentare mediterraneo, ricco di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine di oliva, a un migliore invecchiamento cognitivo.
Il cervello non va mai in pensione
Diamoci una buona notizia! il cervello non smette di imparare quando compiamo 65 o 70 anni. La sua capacità di adattarsi diminuisce rispetto all’infanzia, ma non scompare. Ogni nuova esperienza, ogni conversazione, ogni passeggiata, ogni libro letto rappresentano un’occasione per mantenere attive le reti neurali.
Lo stile di vita che facciamo nutre le nostre connessioni neurali. Dormire bene, muoversi, continuare a imparare e restare curiosi diventano una ricetta di vita e possono aiutare il cervello a conservare più a lungo una delle sue caratteristiche più preziose: la capacità di cambiare e trasformarsi senza considerarsi a uno stop.
1. Nutrire il cervello.
Anche se rappresenta solo una piccola parte del peso corporeo, il cervello consuma un quarto di ciò che mangiamo. Una dieta ricca di noci, mirtilli, avocado, vitamina D e magnesio favorisce percorsi neuronali più efficienti.
2. Fare sonnellini.
Oltre a un sonno notturno regolare (7-9 ore), brevi riposi di circa 20 minuti stimolano la crescita delle spine dendritiche, connessioni cruciali tra neuroni.
3. Dare una forma al tempo di lavoro.
Saper interrompere i compiti e gli impegni lavorativi mediante il metodo pomodoro, ossia prendere un contaminuti e darsi degli step di pause profilattiche per soste e distrazioni brevi, come recupero energetico.
4. Chiudere la giornata lavorativa.
Come i muscoli, anche il cervello ha bisogno di recupero. Creare rituali di fine giornata che combinano riflessione e gratitudine, come un messaggio di ringraziamento ai colleghi, aiuta a liberarsi dello stress e a creare condizioni ottimali per la neuroplasticità.
5. Espandere il vocabolario.
Imparare una parola nuova ogni giorno stimola numerosi percorsi cerebrali, visivi e uditivi, rafforzando la memoria e la creatività linguistica.
6. Usare la mano “sbagliata”.
Svolgere azioni quotidiane con la mano non dominante crea nuove connessioni e rafforza quelle esistenti. Anche un compito semplice, come lavarsi i denti con l’altra mano, diventa un esercizio cerebrale.
7. Imparare a fare giocoleria.
Un’attività ludica che migliora coordinazione e neuroplasticità. Tenere delle palline a portata di mano consente di esercitarsi nei momenti di pausa.
8. Giocare a scacchi.
È un esercizio cognitivo complesso che aumenta la materia grigia in aree legate al controllo e alla concentrazione. Anche brevi sessioni online stimolano percorsi neuronali preziosi.
9. Allenarsi con tecniche mnemoniche.
Usare formule, rime o associazioni creative potenzia la connettività della rete prefronto-parietale, aprendo nuovi circuiti di apprendimento.
10. Praticare la mindfulness in comunità.
La meditazione di gruppo non solo favorisce la calma e la consapevolezza, ma promuove la crescita di aree cerebrali utili e riduce le reazioni impulsive. In azienda, la mindfulness collettiva diventa un allenamento condiviso che rafforza resilienza, empatia e capacità di risposta ai problemi.
Direttore Responsabile: Dr. Gian Carlo Giuliani
Telefono: (+39) 338-139.36.87
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