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Negli ultimi anni, stiamo assistendo da parte dei servizi a richieste sempre più numerose di interventi che impieghino le terapie espressive, le terapie non farmacologiche, nelle loro diverse modalità, in progetti preventivi, riabilitativi e terapeutici.
Dato l’accento su modalità di relazione prevalentemente pre-verbali e non-verbali, tali terapie sono fortemente indicate per la prevenzione e la cura delle problematiche e dei disturbi che insorgono in età avanzata collegate a demenze senili, alzheimer, disturbi del comportamento, patologie psichiatriche ed altre dove un intervento mirato favorisce quei processi terapeutici atti a riabilitare a livello cognitivo la persona e a migliorarne la qualità di vita. Allo stesso tempo le terapie non farmacologiche, come dice la parola stessa favoriscono sensibili diminuzioni del carico farmacologico che viene somministrato al paziente.
L’attenzione rivolta alla lettura dei parametri non-verbali dell’interazione, consente alle terapie non farmacologiche la messa a fuoco di elementi correlati agli stati mentali più arcaici e ai relativi meccanismi di difesa; tutto ciò può costituire un punto di osservazione ulteriore, che si è spesso rivelato utile ad altre figure professionali, anche ai fini della formulazione diagnostica.
Le terapie non farmacologiche sono approcci che necessitano una dinamica combinazione di discipline diverse attinenti a varie aree con una effettiva ricaduta sulle potenzialità occupazionali e relazionali del paziente. Queste terapie sono rivolte a persone che presentano decadimento cognitivo e disturbi del comportamento (depressione, ansia, agitazione, etc…). Le terapie non farmacologiche, in sinergia con le terapie che prevedono l’utilizzo di farmaci migliorano in modo concreto la qualità di vita dei pazienti.
Spesso si parla a livello teorico di migliore qualità di vita, di migliorare lo stato psicofisico delle persone, senza collegamenti concreti con gli aspetti sociali e relazionali dell’accudimento. La cura inizia dal saper ascoltare e il saper ascoltare è la base di partenza delle terapie non farmacologiche e della relazione d’aiuto. Le terapie non farmacologiche sono applicate in diversi ambiti con efficacia riconosciuta a livello scientifico e sicuramente con risultati concreti.
E’ importante considerare che l’utilizzo delle terapie non farmacologiche in situazioni di deficit cognitivo e importanti problematiche comportamentali deve essere di supporto e non sostituire le terapie farmacologiche. Le TNF (terapie non farmacologiche) sono utili se tutte le componenti operative (area socio assistenziale, area sanitaria) collaborano in modo sinergico, inoltre le terapie
non farmacologiche assumono una forte valenza di intervento preventivo.
Le diverse sperimentazioni della terapia della bambola attivate presso alcuni nuclei alzheimer hanno evidenziato alcuni parametri a mio parere interessanti. Sicuramente le bambole terapeutiche hanno dimostrato di essere maggiormente efficaci con pazienti che evidenziavano disturbi del comportamento quali l’agitazione, l’ansia, wandering, disturbi del sonno. E questo miglioramento si presenta con modalità differenti a seconda del disturbo e dell’obbiettivo da perseguire. Ad esempio nei disturbi d’ansia l’intervento con la bambola, anche al bisogno, agisce come una qualunque terapia farmacologia interessa varie dinamiche emozionali. La bambola, abbiamo verificato nei disturbi d’ansia favorisce il rilassamento e questo è collegato più all’aspetto non verbale che all’aspetto verbale e si attiva soprattutto con il contatto stretto con la bambola – bambino (abbraccio). Nel disturbo del wandering si è evidenziato un sensibile incremento dei momenti di pausa. Per accudire e curare il bambino- bambola è necessario fermarsi per cambiarla è necessario fermarsi, per abbracciarla e coccolarla è necessario fermarsi. Quindi nelle sperimentazioni collegate al disturbo wandering abbiamo verificato un sensibile aumento dei momenti di pausa collegate ad una diminuzione dei metri-chilometri percorsi da paziente nella giornata. Per quanto riguarda lo stato di agitazione l’intervento riguarda una continuativa sommistrazione della bambola nei momenti indicati dal protocollo, con la possibilità di intervenire al bisogno se il momento collegato all’intensità del disturbo lo consiglia. Nei disturbi del sonno la terapia della bambola è utile per il ripristino del ritmo sonno- veglia. Quindi favorisce il rilassamento in vari momenti e situazioni. E’ interessante rilevare come la somministrazione della bambola terapeutica ha portato ad una diminuzione della terapia farmacologia nei pazienti trattati, con una significativa diminuzione anche delle terapie al bisogno. Inoltre è dimostrata l’efficacia nella stimolazione della memoria procedurale, grazie alla vestizione della bambola che il paziente collega alle sue capacità, riattivando le sue capacità procedurali di vestizione. Devo rilevare che è molto importante che la consegna della bambola al paziente segua una codificata metodologia di approccio, questo per rafforzare l’impatto emozionale con l’oggetto- bambola. Inoltre è fondamentale come è accaduto che il progetto di inserimento della terapia della bambola sia condiviso da tutto lo staff operativo.
Fonte: docrehabilita.blogspot.com
Bisogna considerare il ruolo che occuperà l’oggetto bambola all’interno di una relazione affettiva con la paziente.
Le prospettive possono riguardare 3 possibilità:
1 La paziente riconosce solo come oggetto inanimato la bambola e quindi lo manipola inizialmente per poi dimenticarlo non considerandolo come elemento relazionale.
2 La paziente accudisce l’oggetto bambola riconoscendolo come bambino a tutti gli effetti e accudendolo più o meno intensamente duranti i vari momenti della giornata
3 La paziente può alternare momenti di forte accudimento nei confronti dell’oggetto bambola e momenti di disattenzione o indifferenza o rifiuto.
Quando si parla di affettività si deve prendere in considerazione in quale modo una persona si mette in relazione con l’altro. Con grave deterioramento cognitivo si ha una non riconoscibilità effettiva dell’evento reale dall’evento immaginario. Una incapacità di comprendere il vero dal falso, ma con una propensione a ricordare ed a emozionarsi per situazioni e/o oggetti fissati nella memoria remota.
In questi termini l’oggetto è costituito dalla persona (bambola) sulla quale la paziente riversa la prima forma d’affetto.
E’ fondamentale considerare che la capacità di porsi in relazione con l’oggetto bambola è data dalla integrazione delle componenti istintuali del soggetto e la capacità di porsi in relazione con l’altro è data dal riconoscimento della sua identità.
Noi dobbiamo considerare i tempi della relazione paziente/ bambola, verificare i tempi di attesa e tempi di ricerca dell’oggetto bambola testificando i tempi di accudimento il tutto in base a degli obiettivi concreti.
La bambola terapia è una terapia che tramite una bambola con caratteristiche particolari (peso, posizione delle braccia e delle gambe, dimensioni e tratti somatici) favorisce la diminuzione di alcuni disturbi comportamentali. Tramite l’accudimento la persona attiva relazioni tattili e di maternale che favoriscono la gestione e in alcuni la diminuzione di disturbi del comportamento quali agitazione, aggressività, apatia, comportamento motorio non adeguato.
Contributo del dr. Ivo Cilesi (1958-2020) al Volume “Nei Giardini che Nessuno sa”.
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