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Assistenti Familiari e Badanti

Dalle Badanti agli Assistenti Familiari

Da alcuni decenni un termine, verosimilmente infelice, ha cambiato l’organizzazione assistenziale alle Persone Anziani (specie se Fragili): si tratta di Badante, letteralmente “Persona, priva di particolari qualificazioni professionali, che accudisce (“bada”) anziani, malati o persone non autosufficienti” (Encicl. Treccani).  Ecco così che le (i) Badanti hanno incominciato a dominare il Mondo dell’Assistenza, insieme all’altro termine di altrettanta nuova creazione (Caregiver). (ieri ed oggi)

 

Negli anni, soprattutto negli ultimi, è cresciuta la coscienza che chi deve assistere deve essere anche formato, anche se non dobbiamo dimenticare come una non minima percentuale dei Badanti Stranieri siano dotati di un qualche Titolo di Studio Sanitario od Assistenziale non (ancora) riconoscibile nel nostro Paese. Da qui la creazione della Figura dell’Assistente Familiare, per i quali sono previsti dei Corsi qualificanti ed abilitanti, talora anche finanziati da qualche Ente Regionale o Statale. (oggi e domani).

Ieri ed Oggi: le Badanti

Manifesto Corso citato

Parallelamente all’assistenza geriatrica fornita nelle strutture sanitarie ed assistenziali esiste il vasto settore dell’assistenza continuativa a domicilio alle persone anziane ed invalide, da tempo di pressoché esclusiva competenza di personale femminile straniero, extracomunitario in particolare.

Si tratta di un fenomeno sociale particolarmente vasto che ha determinato da un lato la creazione di una nuova figura professionale, la cosiddetta “badante” (termine certamente infelice ma di pratica comune) e dall’altro la definizione di precise regole legali, soprattutto contrattuali.

Nello specifico caso italiano queste mansioni sono svolte principalmente dalle donne Est europee, dalle latino americane e dalle asiatiche (anche se negli ultimi anni le percentuali di Badanti Italiane e\o di sesso maschile siano in aumento). 

Come segnalato da singoli appositi Osservatori Regionali, si tratta di persone di sesso prevalentemente femminile, di età media che supera i 35 anni, in 1 caso su 3 appartenenti a famiglie spezzate per matrimonio o separazione, spesso con figli a carico e dotate di un livello culturale e formativo talora superiori a quelli richiesti per l’attuale mansione e per le quali l’attività di “badante” rappresenta l’ideale per realizzare un profitto economico con il tempo trasformabile in aiuti a quei familiari (mariti, figli, fratelli ecc.) rimasti nel paese d’origine in cambio di uno stile di vita monotono e probabilmente condotto in condizioni disagiate.

Tutto ciò però ha un impagabile vantaggio pratico: il permettere di poter mantenere l’anziano a casa propria, tra i ricordi e le cose care di una vita, riducendo anche sensibilmente i sensi di colpa che accompagnano i familiari nella scelta di un inserimento in RSA (Casa di Riposo).

Tale fenomeno è particolarmente esploso negli ultimi anni, tanto che secondo recenti (e non) indagini (a cura del Cergas-Bocconi) le badanti regolarizzate in Italia sarebbero ben più numerose del totale dei dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale, avendo le prime superato le 700.000 unità contro le quasi 670.000 dei secondi. Secondo un’altra ricerca (a cura delle Acli) il totale delle badanti (tra regolarizzate e non) starebbe ormai per raggiungere i 2 milioni in totale (quasi il 50% regolarizzate). Infatti, ai dati ufficiali, si deve sommare tutto il “sommerso” da sempre presente in tale mondo.

Molte abitudini nelle famiglie italiane si sono così dovute progressivamente modificare, al fine di adattarsi alla nuova realtà sociale e culturale, con non poche difficoltà di “reciproca integrazione”.

I pro e i contro a tale fenomeno (che, piaccia e non piaccia, risulta ancora necessario) sono in costante crescita ed in continuo confronto e conflitto.

Da un lato certamente deve essere sottolineato come non sempre le badanti giungano in Italia con una proprietà di lingua e linguaggio che possa garantire un’ottimale gestione del rapporto con l’anziano (che spesso parla solo il dialetto e poco la lingua italiana) e come la “cultura (anche assistenziale) dell’Anziano”, frequente nel nostro Paese noto per essere un Paese di Anziani, sia pressochè assente in quei Paesi cosiddetti emergenti, da cui provengono le badanti, con le prevedibili difficoltà del caso.

Dall’altro devono essere invece ricordate la difficoltà, la monotonia e lo stress di tale attività, spesso delegata per numerose ore al giorno a persone che vengono utilizzate soprattutto quando non sono presenti valide alternative di assistenza alla loro presenza.

Nonostante tutte le attuali possibili regolamentazioni normative e contrattuali, anche quando le richieste risultano essere esorbitanti, spropositate, nonchè accolte per necessità, sono sempre più numerose le “cause di lavoro” tra badanti e pensionati per contenziosi (più o meno giustificati) relativi agli accordi di lavoro. Questo dovrebbe almeno mettere in crisi d’identità i dirigenti stessi dei sindacati, considerando che se da un lato c’è chi chiede “aiuto e assistenza alle giovani immigrate”, dall’altro “non c’è un vero e proprio datore di lavoro, ma dei soggetti fragili, spesso economicamente poco dotati, parte integrante della nostra stessa storia e che così va trattata, con grande riguardo e sensibilità”. 

L’importante ruolo e funzione sociale delle badanti ha attivato nel corso degli ultimi anni numerose iniziative culturali e formative: dalla realizzazione di videocassette informative e formative sulle tecniche assistenziali di base, a quella di appositi vocabolari e dizionari multietnici, ad appositi Corsi di Formazione con rilascio di patentini ed iscrizioni ad apposite liste ed albi, fino alla creazione di appositi Sportelli per le Badanti nonchè di produzioni teatrali e cinematografiche aventi come oggetto proprio le badanti, le loro storie ed il proprio lavoro. In ultimo segnaliamo una pregressa iniziativa editoriale (meritevole ma durata, pare, poco) de “La Rivista della Badante” 1 (e “La Rivista della Badante” 2).

"Il Welfare Domestico"

Tra i principali punti di forza dell’assistenza domiciliare si ricordano:

  • Economicità.Il welfare delle badanti è una soluzione conveniente economicamente per la famiglia, oltre che favorevole perché permette di beneficiare di servizi a basso costo e. soprattutto, a domicilio.
  • Riduce la spesa sociale.È una soluzione praticamente a costo zero per le istituzioni, perché i costi della cura gravano quasi esclusivamente sulla famiglia. Il welfare contribuisce attraverso gli assegni di cura, l’invalidità civile, contributi economici erogati dagli enti locali a favore di anziani che presentano un reddito familiare insufficiente a garantire l’assistenza di cui necessitano. Senza dimenticare i recenti interventi a favore anche dei Caregivers Familiari.
  • Conciliazione tra tempi dell’anziano, quelli del lavoro, e della famiglia.Assumere un’assistente familiare permette ai parenti di continuare a essere presenti, senza venir meno ai propri obblighi lavoratori e familiari. La famiglia non ha più l’obbligo di essere presente 24 ore su 24, ma può comunque continuare a stare vicino all’anziano.
  • Domiciliarità. Le “badanti” svolgono il lavoro di cura presso il domicilio dell’assistito, quindi questa soluzione permette all’anziano di essere assistito presso la propria abitazione, permettendogli di rimanere dunque in un contesto a lui familiare in cui si sente a proprio agio e protetto.
  • Appagamento morale. L’assunzione di un’assistente familiare permette alla famiglia di rimane responsabile in prima persona della buona gestione della cura del parente, e quindi di sentirsi più a posto con la propria coscienza.

I punti di debolezza sono però numerosi, a tale proposito si ricordano:

  • Lingua. Le scarse competenze linguistiche dell’assistente spesso rappresentano un ostacolo, perché è un elemento essenziale per poter comunicare e instaurare relazioni.
  • Coabitazione. Se l’assistente è sola in Italia, solitamente va alla ricerca di una soluzione di coabitazione con il datore di lavoro. La “badante” si trova a vivere in una casa che non è sua, rimane un’ospite, ed è costretta ad adattarsi ai tempi di vita dell’anziano. Il rischio è che la casa diventi una prigione o una Comunità: non esistono spazi e tempi separati, tutto è sempre condiviso.
  • Discriminazione. Sono destinate in quanto donne e straniere, e a causa delle scarse competenze linguistiche, a svolgere lavori poco qualificati, quali il lavoro di cura, che svaluta il loro bagaglio formativo e culturale, talora ricco.
  • Sfruttamento. Dal momento che spesso l’obiettivo è guadagnare tanto nel più breve tempo possibile, l’assistente manifesta una propensione allo sfruttamento, è disposta ad accettare salari bassi e condizioni di lavoro disagiate, anche se questo atteggiamento non fa altro che accrescere il rischio di burn out, perché a lungo andare, il carico assistenziale diventa eccessivo.
  • Sindrome del burnout. Quando l’assistente, è esposta a un eccessivo carico assistenziale, manifesta un forte stato di stress e ansia, che può arrivare a compromettere il suo equilibrio psicofisico. Sono infatti numerose le assistenti familiari che manifestano forme di depressione, disturbi del sonno, esaurimento, malattie psicosomatiche, ricorso all’alcolismo e malattie psichiatriche. Il lavoro di cura infatti, oltre a essere fisicamente pesante, lo è soprattutto da un punto di vista psicologico.
  • Rapporto lavorativo. All’assistente viene richiesto oltre che di occuparsi delle faccende domestiche e della cura della persona, di diventare parte della famiglia, perché l’anziano non ha bisogno solo di un aiuto pratico, ma soprattutto di affetto, parole e compagnia. Diventa però difficile trovare il giusto equilibrio tra il rapporto affettivo e quello lavorativo, mantenere quel “distacco” tipico dell’ambiente di lavoro. Spesso l’anziano si affeziona, e allo stesso modo anche l’assistente tende ad affezionarsi. Il problema è che si tratta comunque di un rapporto lavorativo, certamente anomalo, ma sempre di un rapporto lavorativo in cui c’è una subordinazione gerarchica dell’assistente.
  • Difficoltà a relazionarsi con gli anziani.Le più fortunate riescono a creare un buon rapporto sia con l’anziano che con la famiglia. Altre assistenti invece hanno difficoltà a relazionarsi, e questo rischia di rendere il lavoro di cura insostenibile. Tra le cause che rendono difficile la relazione vi sono sicuramente: la diversità culturale, le scarse conoscenze linguistiche, il tipo di malattia, il carattere della lavoratrice, la differenza generazionale che esiste tra l’anziano e l’assistente più giovane e che si traduce in gusti e abitudini diverse, diverse pratiche di vita quotidiane.
  • Diventare datore di lavoro. Quando la famiglia decide di assumere l’assistente non è aiutata dallo Stato, ma si trova ad essere da un giorno all’altro datore di lavoro senza essere preparata, quindi spesso si crea scarsa chiarezza sulle regole e sui compiti da svolgere.
  • Difficoltà nello stare vicino alla propria famiglia. Le assistenti possono decidere di migrare da sole e in questo caso la mancanza dei figli, dei genitori, e degli amici è molto forte, o possono decidere di richiedere il ricongiungimento. Questo elimina la lontananza fisica e affettiva, ma non risolve completamente il problema, perché l’impegno lavorativo continuativo sottrae alle madri tempo da dedicare alla cura dei propri figli e rende difficile la gestione dei compiti familiari.
  • Mancanza di formazione. Spesso le “badanti” lavorano da sprovvedute, perché non hanno la formazione necessaria per svolgere tutti i compiti che vengono loro richiesti, soprattutto per quello che riguarda le mansioni infermieristiche. Manca un bagaglio di pratiche conosciute e acquisite, che è invece presente nelle case di riposo.

Ci sono poi altri fattori che ci fanno capire che in futuro la disponibilità di queste donne a migrare nel nostro paese e ad accettare condizioni di lavoro disagiate potrebbe ridursi, per questo è importante pensare ad altre ipotesi di soluzione. Questi fattori sono:

  • Maggiore consapevolezza: le donne straniere presenti da anni in Italia hanno ormai preso coscienza dei propri diritti e dell’importanza del loro ruolo, quindi saranno sempre meno disposte ad accettare offerte di lavoro in co-residenza.
  • Insostenibilità finanziaria, perché nei prossimi anni le nuove generazioni arriveranno alla vecchiaia con pensioni più basse, difficilmente saranno sufficienti per assumere una badante a tempo pieno.
  • La concorrenza europea.La presenza in Italia di un’offerta disponibile a lavorare nel settore della cura dipenderà dalla capacità del nostro paese di vincere la concorrenza a livello europeo nell’attrarre manodopera migrante.
  • Il miglioramento delle condizioni socio-economiche dei paesi d’origine che diminuirà l’offerta di lavoro proveniente da queste aree, perché le lavoratrici non sentiranno più la necessità di migrare alla ricerca di migliori opportunità di impiego e di salari più remunerativi.
Il Decalogo della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria

La Società Italiana di Gerontologia e Geriatria ha stilato dieci regole d’oro della brava badante, figura centrale per le famiglie che hanno un anziano da accudire:

  • 1. Individua un familiare di riferimento e fatti dare un recapito telefonico;
  • 2. Osserva le abitudini dell’anziano e non imporre i tuoi ritmi;
  • 3. Stimola l’anziano a muoversi, a fare da solo;
  • 4. Nell’anziano allettato osserva eventuali arrossamenti della pelle, non farvi appoggiare il corpo e se c’è una piaga avvisa il medico o il familiare;
  • 5. Se l’anziano ha disturbi comportamentali sappi che la colpa è della malattia, parlane con il familiare;
  • 6. Se dorme poco e i farmaci non funzionano rivolgiti al medico;
  • 7. Prepara uno schema scritto della terapia quotidiana e non aspettare che il farmaco finisca per acquistarne ancora;
  • 8. Varia gli alimenti e offri spesso all’anziano acqua, tè, succhi di frutta, tisane per introdurre liquidi;
  • 9. La stipsi è frequente, chiedi suggerimenti al medico;
  • 10. Abbi cura di te stessa perché la tua serenità si trasmette alle persone che assisti.
La Sindrome della Badante
  • Ci sono problemi nella somministrazione dei farmaci
  • Spendono troppo a fare la spesa, non sanno gestire i soldi
  • La loro cucina è troppo grassa
  • Sono mercenarie anaffettive
  • Sono aggressive, trattano male i nostri anziani
  • Le criticità si accrescono quando l’anziano ha problemi cognitivi
  • Non sono sincere
  • La lingua è un problema
  • Abbiamo l’ansia continua di perdere la badante
  • A volte rientrano improvvisamente in patria senza dare spiegazioni, vien da pensare ad una rete malavitosa alle spalle
  • Rifiutano di imparare questo mestiere
  • Abbiamo ricevuto telefonate anonime con minacce
  • Si fanno condizionare da connazionali inaffidabili
Oggi e Domani: l'Assistente Familiare
  • L’Assistente Familiare è ormai una Figura Professionale (Non Sanitaria) le cui competenze ed il cui percorso formativo sono ormai ben noti e consolidati.

    Per meglio comprendere tale Figura prendiamo come riferimento e riportiamo integralmente la Normativa della Regione Piemonte, compresa all’interno della definizione di Corsi Formativi e Qualificanti per Assistenti Familiari.

Percorso Standard 37809 - ASSISTENTE FAMILIARE

Dati Generali

Il corso si prefigge l’obiettivo di fornire le conoscenze e gli approfondimenti necessari per lo svolgimento di attività di aiuto e di assistenza a persone in stato di bisogno presso il loro domicilio.
In particolare, si forniranno ai corsisti strumenti affinché possano svolgere attività di carattere domestico e di assistenza alla persona, di supporto alla vita di relazione, di accompagnamento per l’accesso ai servizi sanitari e sociali, di collaborazione con gli altri professionisti e i familiari coinvolti.

In sintesi, il percorso prevede la seguente organizzazione:

Prova di Ingresso o di orientamento: Colloquio Motivazionale

– 132 ore di lezioni teoriche e pratiche

– 60 ore di stage

– 8 ore di prova finale per il rilascio della qualifica.

 

Destinatari

Soggetti over-18 anni, in possesso di Licenza Media Inferiore

 

Figure/Profili/Obiettivi del Percorso

L’assistente familiare svolge in famiglia, a domicilio, attività indirizzate a fornire aiuto ed assistenza a persone:

  • con ridotta autonomia in grado di indirizzare, in modo consapevole ed appropriato, l’intervento dell’operatore stesso;
  • non autosufficienti; in tal caso l’intervento si contestualizza sempre in collaborazione con altri professionisti e familiari o in situazioni a basso rischio.

In particolare svolge:

  • aiuto per attività di carattere domestico e di assistenza alla persona;
  • accompagnamento per l’accesso ai servizi sanitari e sociali;
  • supporto alla vita di relazione;
  • collaborazione con gli altri professionisti e i familiari coinvolti.
  • Competenza 1 – Assistere la persona nella soddisfazione dei bisogni primari e nella gestione degli interventi igienico-sanitari
  • Competenza 2 – Supportare la persona nelle attività domestico alberghiere e igienico ambientali
  • Competenza 3 – Gestire la relazione di aiuto

Competenze Digitali Trasversali – L’obiettivo professionalizzante è costituito da più competenze modulabili. La finalità è di soddisfare l’esigenza di una formazione di base per molteplici profili sia di carattere informatico che non strettamente informatici. Le competenze presenti nel profilo possono essere utilizzate individualmente contestualizzandole all’interno dei percorsi professionali presenti nel repertorio. È consentito l’utilizzo parziale del profilo.

  • Competenza 1 – Ricercare e filtrare dati, informazioni e contenuti digitali
  • Competenza 2 – Gestire dati, informazioni e contenuti digitali
  • Competenza 3 – Interagire e condividere informazioni attraverso le tecnologie digitali
  • Competenza 4 – Attivare processi collaborativi e di cittadinanza attiva attraverso le tecnologie digitali
  • Competenza 5 – Sviluppare contenuti digitali
  • Competenza 6 – Proteggere dispositivi, dati personali e la privacy
  • Competenza 7 – Attivare processi di self empowerment in ambito digitale

 

La formazione generale alla salute e sicurezza per i lavoratori (con esclusione del comparto costruzioni) si pone l’obiettivo di fare acquisire competenze per lo svolgimento in sicurezza dei rispettivi compiti in azienda. La parte generale è di tipo trasversale e dà credito formativo permanente. La parte generale dovrà essere integrata con una seconda parte definita secondo la specificità del rischio della mansione svolta dal lavoratore.

  • Competenza 1 – Comprendere i fattori generali che regolano l’organizzazione della sicurezza aziendale

La formazione specifica alla salute e sicurezza per i lavoratori (con esclusione del comparto costruzioni) si pone l’obiettivo di fare acquisire competenze specifiche per lo svolgimento in sicurezza delle mansioni esercitate dal lavoratore in azienda.

  • Competenza 1 – Comprendere i fattori specifici che regolano l’organizzazione della sicurezza aziendale

La competenza riferita all’orientamento è finalizzata a mettere in grado gli studenti di descrivere le proprie risorse, personali e professionali, ad elencare i vincoli e le opportunità del contesto educativo e formativo, a descrivere ed argomentare il progetto personale, formativo e professionale, con l’obiettivo del successo formativo come pre-requisito per l’occupabilità. La scelta del percorso di formazione professionale, nell’ambito del quale investire le risorse personali, si inserisce in un progetto di vita più ampio grazie al quale il soggetto si proietta consapevolmente nel proprio futuro, sia in rapporto ai valori ed ai modelli individuati e consapevolmente assunti, sia in rapporto alle opportunità e ai vincoli posti dall’ambiente relazionale, sociale, lavorativo e professionale.

  • Competenza 1 – Sviluppare il proprio progetto formativo, di vita personale e professionale, in rapporto alle proprie risorse ed orizzonti valoriali e ai vincoli ed opportunità del contesto

La competenza riferita alle pari opportunità è finalizzata ad integrare i concetti e gli strumenti delle pari opportunità nel sistema formativo ed educativo attraverso interventi di informazione, sensibilizzazione e formazione.

  • Competenza 1 – Esprimere comportamenti e linguaggi coerenti con la cultura delle pari opportunità.

Le competenze riferite allo sviluppo sostenibile sono finalizzate a sviluppare consapevolezza, responsabilità e iniziativa personale/professionale sui temi della difesa dell’ambiente e del risparmio energetico, spendibili nella vita quotidiana e nell’attività lavorativa, tramite l’utilizzo e l’implementazione di strumenti, tecniche e tecnologie innovative

  • Competenza 1 – Contribuire allo sviluppo sostenibile e alla difesa dell’ambiente.
  • Competenza 2 – Contestualizzare i principi dello sviluppo sostenibile nelle attività economico-produttive del settore di riferimento

L’obiettivo professionalizzante è costituito da più competenze modulabili. La finalità è di soddisfare l’esigenza di una formazione di base per molteplici profili sia di carattere informatico che non strettamente informatici. In particolare, pone le basi per: l’utilizzo consapevole dell’ambiente operativo e dell’accesso ad Internet a livello utente; l’utilizzo degli applicativi nell’ambito dell’automazione di ufficio; la programmazione strutturata e ad oggetti; la connessione di dispositivi ad una rete.

  • Competenza 1 – Utilizzare le funzioni di base di un sistema di elaborazione
  • Competenza 2 – Realizzare documenti con programmi di elaborazione testi
  • Competenza 3 – Realizzare fogli di calcolo
  • Competenza 4 – Utilizzare basi dati
  • Competenza 5 – Realizzare presentazioni multimediali
  • Competenza 6 – Utilizzare Internet e le sue funzionalità
  • Competenza 7 – Connettersi ai servizi di rete

Strumenti e Modalità

Omissis (riguarda materiali in dotazione degli Enti di Formazione: Kit Accoglienza – Kit Igienico-Sanitario – Kit Materiale Didattico – Attrezzatura Professionalizzante – Aula Didattica – Laboratorio di Informatica – Esercitazione Pratica – Lezione Frontale).

 

Stage

Lo stage costituisce parte integrante dell’intero percorso.

La sua finalità è quella di consentire agli allievi/e di sperimentare e verificare le conoscenze apprese e le proprie abilità a contatto diretto con l’utenza, oltre che facilitarne l’inserimento nel contesto lavorativo. Offre, inoltre, l’opportunità di perfezionare la tecnica professionale.

L’esperienza di stage dovrà consentire di acquisire le capacità di:

  • aiuto e supporto alla persona nelle attività quotidiane (igiene personale e vestizione, deambulazione/mobilizzazione, alimentazione);
  • relazione in merito all’incontro con persone (autonome, disorientate, ecc..) nel rispetto del principio dell’autodeterminazione e delle abitudini personali;
  • gestione dell’ambiente domestico (rifacimento del letto libero/occupato, cura e igiene dello spazio abitativo e degli indumenti personali, ecc…).

Sarà necessario concordare con il tutor aziendale di stage l’identificazione di 2 o 3 ospiti del servizio, con cui poter sperimentare quanto sopra descritto. Si precisa che lo stage dovrà consentire l’acquisizione di capacità e sensibilità che permettano di comprendere i bisogni delle persone e relative proposte assistenziali semplici e non dovrà prevedere invece obiettivi di analisi dell’organizzazione.

Le possibili sedi di stage sono:

  • Residenze Assistenziali, con persone anziane autosufficienti con una iniziale riduzione delle autonomie;
  • Residenze Assistenziali Sanitarie, con persone adulte/anziane valutate in bassa/media Fascia di Intensità Assistenziale;
  • Servizi Residenziali per Persone con Disabilità (Comunità Alloggio).

 

Obiettivi

  • Riconoscere le persone di riferimento
  • Individuare i bisogni non soddisfatti con l’utente
  • Gestire strategie di relazione di aiuto
  • Rispettare l’autodeterminazione della persona
  • Individuare le norme igienico-alimentari e igienico-ambientali di sicurezza
    Micro obiettivi
  • Rispettare i diversi ruoli
  • Osservare la persona e l’ambiente che la circonda
  • Provvedere e/o supportare la persona nella mobilizzazione, nell’igiene personale,  nell’espletamento delle funzioni fisiologiche
  • Riconoscere i segnali/sintomi di disagio e riferirli alle figure competenti e coinvolte
  • Riconoscere le dinamiche relazionali rispetto alle caratteristiche della persona
  • Favorire l’autonomia
  • Curare le condizioni dell’unità abitativa e/o supportare la persona nella cura delle stesse
  • Identificare le norme appropriate e associarle alla situazione
  • Aiutare la persona nella preparazione alle prestazioni sanitarie
  • Sanificare, sanitizzare, disinfettare strumenti, ambienti e presidi
  • Raccogliere e stoccare materiale e rifiuti.

La presenza in stage degli allievi/e sarà monitorata da un tutor del corso, al fine di supportarli/e nell’inserimento lavorativo, attraverso il mantenimento di un costante contatto e di un dialogo proficuo con i responsabili delle sedi di stage e, in particolare, con i referenti di stage individuati nei vari ambiti. Le modalità di accoglienza nei vari ambiti di stage, i contenuti e gli obiettivi, gli orari, i vincoli, le modalità di contatto tra i referenti, le caratteristiche generali (osservazione, affiancamento ecc.) ed i criteri di osservazione/verifica/valutazione, sono concordati e stabiliti con i referenti degli ambiti stessi, in relazione alle competenze specifiche dell’Assistente familiare. Sono concertate con i referenti degli ambiti le modalità di tutoraggio e monitoraggio al fine di raccogliere informazioni utili, con apposita documentazione, per la gestione in itinere dello stage, per migliorare la prestazione e per una valutazione ex-post mirata soprattutto a costituire una base di dati utilizzabili per il perfezionamento di azioni future. L’analisi dell’attività di stage è un’operazione che consiste nel mettere in evidenza i punti di partenza ed i punti di arrivo con un incontro di gruppo dove, tramite un’approfondita discussione, vengono socializzate le varie esperienze, traendo da esse dei punti significativi.


L’attività di verifica è svolta al termine del periodo di esperienza pratica ed è frutto di una ricorrente rilevazione di dati e di informazioni sulle situazioni vissute all’interno di un processo organizzativo.

Per un completamento del processo di apprendimento sarà importante mettere a confronto l’autovalutazione dell’allievo/a con le valutazioni espresse dal tutor formativo e dal tutor aziendale.

Il Futuro
Collegamenti Utili

– Collegamenti Badanti – Assistenti Familiari

 

  • Contratto Colf – Badanti (Assistenti Familiari)
  • La distinzione principale tra colf e assistente familiare (o badante) riguarda l’oggetto del loro lavoro: mentre la prima si dedica alla cura della casa (pulizie, cucina, bucato), la seconda si concentra sull’assistenza diretta alla persona (igiene personale, supporto nella mobilità, somministrazione dei farmaci).

 

– Libri – Manuali

 

 

– Società

 

  • Sindrome Italia: Storia delle Nostre Badanti
    Chi sono le donne che arrivano dalla Romania, dalla Polonia, dall’Ucraina, dalla Moldavia? Chi sono state prima di diventare “badanti”? Cosa lasciano nel loro Paese? Cosa immaginano per il loro futuro? Sindrome Italia è il termine medico usato per indicare l’insieme di malattie invalidanti che colpisce le donne dell’Est che condividono una storia precisa: gli anni vissuti come migranti in Italia, lavorando come colf e assistenti familiari, lontane dalle loro famiglie e dai loro figli. Dalla Romania all’Italia, passando per Palermo e Milano, Sindrome Italia è il racconto in prima persona degli anni trascorsi da Vasilica nel nostro Paese e del suo amaro ritorno, delle cicatrici che la migrazione ha portato con sé, di una femminilità impegnata in una lotta perenne. È la storia di una donna — e insieme di moltissime altre — che noi chiamiamo “badanti”.

  

– Filmografia

 

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