La scabbia è un’infestazione ectoparassitaria causata dall’acaro Sarcoptes scabiei var. hominis, un parassita obbligato dell’uomo. La malattia ha una distribuzione mondiale e colpisce circa 200-300 milioni di individui ogni anno. A causa del suo njotevole impatto sulla salute pubblica e dell’assenza di interventi mirati di sanità pubblica, l’OMS ha classificato la scabbia come malattia tropicale negletta che richiede strategie di controllo specifiche.
Tale dermatosi non comporta rischi per la vita, ma il prurito grave e peristente e le possibili infettive cutanee correlate possono prolungare e\o complicare l’episodio acuto. L’acaro della scabbia è un parassita umano obbligato: il suo ospite naturale è cioè l’uomo, al di fuori del quale sopravvive solo pochi giorni specie a temperature inferiori ai 20°. Il ciclo biologico del parassita, da uovo a larva ad individuo adulto, si compie in circa 20 giorni. Il contagio è prevalentemente interumano diretto (stretto contatto: dormire nello stesso letto; contatto con indumenti, lenzuola, bagni usati dalla persona infetta). Il periodo di incubazione dura da pochi giorni ad alcune settimane.
Nei paesi ad alto reddito, la scabbia ha una bassa prevalenza e tende a manifestarsi in piccoli focolai epidemici. Tuttavia, negli ultimi due decenni la frequenza delle epidemie di scabbia è aumentata, anche in paesi con tassi di incidenza storicamente bassi come l’Italia. Parallelamente a questa recrudescenza, è stato segnalato un numero crescente di fallimenti terapeutici, in particolare con la permetrina topica, la terapia di prima linea più comunemente prescritta.
I risultati hanno, in parte, contraddetto le comuni pratiche terapeutiche, prevalentemente focalizzate sulla mermetrina: tra le monoterapie, il benzoato di benzile ha dimostrato il tasso di guarigione più elevato (84,2%). L’ivermectina ha raggiunto un tasso di guarigione dell’81,6% e non è stata associata a un aumento delle probabilità di fallimento del trattamento rispetto al benzoato di benzile. Al contrario, la permetrina ha mostrato un’efficacia nettamente inferiore (tasso di guarigione 42,5%) ed è stata associata a un aumento sostanziale delle probabilità di fallimento del trattamento rispetto al benzoato di benzile. Altri trattamenti hanno avuto un tasso di guarigione del 48,8% e sono stati anche associati a un aumento delle probabilità di fallimento.
Lo studio SCAB-net, tuttavia, non dimostra direttamente un meccanismo di resistenza alla permetrina: documenta nella pratica clinica italiana una sua efficacia sostanzialmente inferiore rispetto a benzil benzoato e ivermectina. Gli autori sottolineano inoltre che si tratta di uno studio osservazionale, nel quale il trattamento non era assegnato in modo randomizzato.
Post n° 14 di Settembre 2026 – inserito da
giuliani gian carlo – Foto:
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